Italrugby, ko a testa alta con gli All Blacks (9-47)

L'impressione è che la risalita sia meno dura, i tuttineri giocano con il freno a mano tirato

Italrugby, ko a testa alta con gli All Blacks (9-47)

L'impressione è che la risalita sia un po' meno dura. Almeno a giudicare dalla prima mezz'ora. Contro gli All Blacks l'Italia la mette sul catenaccio: pochi orpelli, zero accademia ma tanta aggressività. In fondo è per questo se dopo i primi 27 giri di cronometro il tabellone dell'Olimpico restava inchiodato sullo 0 a 0 lasciando i tuttineri a digiuno di mete. I complimenti agli azzurri arrivavano persino da Justin Marshall, commentatore tecnico della televisione neozelandese che in diretta si lanciava in un eccessivo commento che descriveva gli azzurri nell'intento di dominare i 3 volte campioni del mondo.

In realtà il generoso endorsement dell'ex mediano di mischia nascondeva i due volti del match. Gli All Blacks scelti da Foster per la sfida dell'Olimpico sono comunque sembrati opachi. Tanto talento da una parte e altrettanto freno a mano tirato. La giovane Italia ci ha messo del suo e ha fatto quel che poteva. La differenza con i maestri c'è ed è evidente ma i margini di crescita per la truppa di Crowley ci sono. A mancare è stata la solita idea di gioco che per l'Italia manca nei fondamentali. All'Olimpico ieri si è vista la buona volontà. E il fatto che nel conto delle mete il totale dica 7 a 0 conferma la distanza tra noi e gli antipodi. 47 a 9 il risultato finale dell'Olimpico. All Blacks non perfetti nella prima mezzora, palloni persi e indisciplina girano l'inerzia del possesso dalla parte italiana, complice un'arrembante e non sempre precisa costruzione che i tuttineri controllano con relativa facilità. Lo spazio giusto lo trova in un paio di occasioni Ioane, arginato però dal recupero degli avversari. La svolta del match arriva prima con la meta di Christie, sfuggito al controllo su una ripartenza da mischia. Poi con l'uno-due firmato in fotocopia da Coles nello spazio di sette minuti. 21 a 9 per andare al riposo dopo aver chiuso la pratica.

Nella ripresa il tema di inizio match si ripete con l'Italia che tiene ma non graffia. Prima Reece, poi - come Coles - altre due mete di un tallonatore: Aumua bissa dopo il sigillo di Sotutu. Piove sull'Olimpico che riapriva al pubblico: in 29 mila sugli spalti, numeri lontani rispetto a quelli di qualche anno fa. Pesa la pandemia ma non si può non far di conto della abitudine alla sconfitta che negli ultimi anni ha morso le caviglie di un movimento che cerca di ritrovare dalla maglia azzurra la giusta ispirazione. La strada è lunga come lo stesso cittì Crowley ha ricordato.

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