Era pronto a presentarsi in Parlamento per l'audizione sulla crisi del calcio italiano. Gliel'hanno cancellata un minuto dopo le dimissioni presentate e lui, Gabriele Gravina, presidente uscente del calcio italiano, ha deciso di pubblicare la relazione che è diventata l'arringa personale per stabilire colpe e responsabilità oltre che denunciare i forti vincoli che hanno impedito fin qui le riforme a causa "di fattori interni ed esterni al sistema". In questo duello rusticano con la politica, e in particolare col ministro Abodi, ha poi distinto "tra le competenze di federcalcio, leghe e istituzioni che alimentano la caccia ai colpevoli ma ostacolano la ricerca di soluzioni concrete". Ha rispedito la palla sul campo avverso, insomma. Nell'analisi, poi, ci sono dati, cifre e percentuali che rivestono un grande significato. Eccoli in sintesi: 1) la serie A è tra i campionati più vecchi e gli stranieri occupano circa il 68% dei minuti giocati riducendo così la platea degli azzurrabili; 2) a dispetto dei risultati delle nazionali giovanili (fino all'under 20), i talenti del vivaio non trovano spazio in un calcio tra i più lenti per intensità e tecnica; 3) il sistema continua a puntare sui calciatori stranieri perché costano meno e con meno vincoli (per quelli italiani bisogna presentare fidejussioni a copertura della cifra complessiva investita; ndr); 4) l'autonomia delle leghe ha reso impraticabile la proposta di riduzione dei formati dei campionati professionistici; 5) la questione stadi è da sempre un altro freno a mano tirato. Da qui le proposte che vanno dalla richiesta di una quota dai proventi delle scommesse, passando per un rilancio del calcio giovanile, la riforma dei campionati e del settore arbitrale. La risposta di Andrea Abodi, ministro dello sport, non si è fatta attendere. Una frase secca: "Antonio Conte è un profilo adatto per il prossimo ct della nazionale ma la speranza vera è che il futuro presidente possa mettere mano a quelle riforme che Gravina eletto col 97% dei voti non è stato in grado di realizzare". Come dire: avevi a disposizione un plebiscito elettorale che ti consentiva di intervenire su tutte le materie e non sei riuscito a farlo. Il perché è presto detto: per ottenere l'appoggio di tutte le componenti Gravina ha distribuito le cariche di vice ai due elettori (Dilettanti e asso-calciatori) e nel caso della serie A la richiesta di passare da 20 a 18 squadre è stata bocciata dalla maggioranza dei club poco interessati a una dieta dimagrante così feroce.
La conclusione di questo ennesimo botta e risposta tra Gravina e Abodi può diventare una soltanto.
Ed è la seguente: nessuno riesce a immaginare che la sola designazione di Conte sulla panchina azzurra sia sufficiente per il rilancio del settore. Serviranno a lungo termine le riforme. E per metterle a terra come si dice in politica, l'unica strada percorribile è quella del commissario, non a caso soluzione vista di buon occhio sia da Abodi che da palazzo Chigi.