Lo sfogo e la stoccata di Jacobs: "Hanno fatto finta di non sapere di me..."

Il campione olimpico replica alle nuove accuse di doping: "Questi sospetti mi hanno un po' amareggiato, ma non mi toccano più di tanto..."

Lo sfogo e la stoccata di Jacobs: "Hanno fatto finta di non sapere di me..."

"A Tokyo sono stato testato otto volte in dieci giorni, così come in tutte le mie gare della stagione. Questi sospetti mi hanno un po’ amareggiato, ma non mi toccano più di tanto...". Ha risposta così Marcell Jacobs alle nuove accuse di doping arrivate dalla stampa britannica.

Adesso la misura è colma. Ostenta la tranquillità di chi non ha nulla da temere il campione olimpico, finito di nuovo nel mirino del Times, che in un'inchiesta di due pagine chiamata "Mistero Jacobs, il campione olimpico salito alla ribalta senza tracce precedenti... e poi ha smesso di correre" insinua ancora il sospetto del doping dopo i trionfi dell'azzurro a Tokyo 2020. I due reporter, Matt Lawton e Mark Palmer, si sono recati a Milano, Desenzano del Garda e Roma, i luoghi dove Jacobs è cresciuto, si è allenato e vive ora. Poi gli hanno chiesto un'intervista ma Marcell ha gentilmente declinato.

Ai microfoni del Corriere dello Sport il velocista azzurro ne approfitta per togliersi alcuni sassolini dalle scarpe. Lo fa mostrando un messaggio su Whatsapp ricevuto più di due mesi prima di Tokyo dallo statunitense Fred Kerley, argento nei 100: "In tanti hanno fatto finta di non sapere nulla di me, soprattutto i miei amici-rivali. Siamo amici da tempo sui social e quando gli ho inviato un video dell’uscita dai blocchi in allenamento a Rieti ecco cosa mi ha risposto: 9'80'' clean. Esattamente il tempo che poi ho fatto in finale. Dubbi lui? E cosa dovrei pensare io di uno specialista dei 400 che da una stagione all’altra passa da 10'30'' a 9'84''?''.

Ce n’è anche per il canadese Andre De Grasse, bronzo sui 100 e oro nei 200 a Tokyo. "Mi conosceva, eccome se mi conosceva: a Montecarlo il 9 luglio mi era arrivato dietro quando avevo corso in 9'99''...". E sui sospetti di doping avanzati dai media inglesi: "A Tokyo sono stato testato otto volte in dieci giorni, così come in tutte le mie gare della stagione. Questi sospetti mi hanno un po' amareggiato, ma non mi toccano più di tanto. Tutto nasce dal fatto che in molti pensavano che i 100 a Tokyo dovesse vincerli un americano e invece sono spuntato io. Il rinvio dei Giochi di un anno certamente mi ha aiutato, perché il 2020 è stato di transizione. Già nel 2019 facevo 10'03", pur correndo ancora con lo stile del lunghista".

E sulla competizione con Usain Bolt puntualizza:"Sono pronto a sfidarlo a rubabandiera, lui porta la sua squadra e io la mia in cui mi piacerebbe avere amici rapper e piloti di F1. Il tutto per beneficenza, magari al Colosseo vestiti da gladiatori". Una sfida che sarebbe davvero imperdibile.

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