Juric-Pioli, va in scena la partita fra tecnici campioni della gavetta

Il veronese: "Ho un debole per lui". Il milanista: "Che gran lavoro ha fatto". E perde anche Rebic

Juric-Pioli, va in scena la partita fra tecnici campioni della gavetta

È raro, nel nostro calcio, scoprire rapporti di autentica, reciproca stima tra allenatori. Uno di questi casi è rappresentato da Juric e Pioli che non presentano particolari affinità elettive e che si ritrovano oggi pomeriggio a Verona alle prese con una curva rischiosa del campionato (per i rossoneri reduci dal deludente pari con l'Udinese).

Dice Juric che è tipo poco incline ai complimenti: «Ho un debole per Pioli, uno per il quale ti viene voglia di tifare. A me piace come gioca il suo Milan». Probabilmente vede in lui una carriera identica alla propria, passata attraverso mille tormenti e mai valorizzata da un risultato eclatante. Stefano Pioli ricambia l'omaggio sottolineando nel Verona già patito all'andata (2 a 2, con rigore sbagliato da Ibra) «il grandissimo lavoro di Juric» e certi precedenti famosi (pari con la Juve, sconfitto Atalanta e Napoli) che rendono ancora più faticoso il viaggio nella diabolica Verona. Reso ancora più inquietante dalla catena di infortuni che sembra prendere di mira più il milanista. Ieri pomeriggio, il ko denunciato da Rebic (infiammazione dell'anca) a fine allenamento e il suo ritiro mesto verso casa saltando la trasferta, è solo l'ultimo degli sgambetti ricevuti in questo maledetto 2021 dal Milan. E si tratta di un altro recidivo, al pari di Bennacer, ad esempio. A consultare l'elenco delle doglianze rossonere, si tratta della quarta interruzione del croato al netto della sosta domestica dovuta al Covid-19.

«In effetti sono troppi gli infortuni» deve ammettere lo stesso Pioli che, a leggere il passato del suo staff, non ha precedenti simili. «Stiamo lavorando stando molto attenti: è la prima volta che mi capita un numero del genere» spiega e forse non ci può essere soltanto lo stress procurato dai tempi stretti del calendario post-pandemia. Perché ad esempio se l'insulto muscolare tradito da Mandzukic è di quelli attesi dopo 2 anni di inattività, non lo stesso si può dire di Calhanoglu reduce da una forma molto pesante di covid. E d'altro canto nemmeno Juric, sul tema, se la passa allegramente. Perché anche lui deve rinunciare per infortuni a diversi esponenti (l'ultimo Vieira).

Milan e Verona anche in questa particolare classifica del numero di infortunati vanno a braccetto, sono sul podio subito dietro al Parma. La morale è una sola. E la si può cogliere dalle parole di Stefano Pioli che ricorda a tutti, specie a quei tifosi che adesso brontolano, che «sarebbe stato difficile ripetere il 2020» e invita i superstiti del suo spogliatoio «a stringere i denti» per scollinare questa pericolosa emergenza. «Se avessi 30 anni di meno vorrei giocare con i miei ragazzi a Verona» sostiene alla fine Pioli e non si tratta di una frase ad effetto ma soltanto della conoscenza, da vicino, della realtà. Perché l'unico sostituto di Rebic per Verona è Hauge, reduce da prove non certo esaltanti.

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