Juve, il primo scivolone è in Borsa

Il titolo bianconero perde il 4,7% dopo l'annuncio dell'aumento di capitale da 300 milioni

Imbattuta dall'inizio del campionato e della Champions, la Juventus ieri è inciampata sul campo più imprevedibile, quello di Piazza Affari dove ha lasciato sul terreno il 4,7% a 1,33 euro. A pesare sul titolo bianconero, che in mattinata è stato anche sospeso dagli scambi dopo aver segnato ribassi superiori all'8%, non sono stati i risultati in serie A, considerata la vittoria di sabato sul Verona, ma l'aumento di capitale fino a 300 milioni che servirà per rafforzare la struttura patrimoniale e sostenere gli investimenti sulla squadra e sulla strategia commerciale previsti dal piano al 2024. L'iniezione di liquidità è stata infatti annunciata venerdì a mercati chiusi insieme ai risultati 2018-2019. Ad andare giù in Borsa (-3,3%) sono state anche i titoli dell'azionista Exor, la cassaforte degli Agnelli che detiene il 63,7% della società e che si è impegnata sottoscrivere l'aumento per la sua quota di pertinenza versando quindi circa 191 milioni.

Si tratta della seconda operazione straordinaria per la Juve dopo il bond da 175 milioni collocato in febbraio. Ma l'azionista di controllo è pronto a fare la sua parte come dovrebbe aderire pro quota anche dal fondo britannico Lindsell Train (socio anche del Manchester United) che detiene l'11,3 per cento. Secondo il libro soci della scorsa assemblea, nella parte di capitale in mano al mercato c'è anche l'1,55% di Merrill Lynch, lo 0,84% del fondo pensione dei lavoratori della FedEx e lo 0,58% di Assett Management Exchange. I fondi che per mantenere la quota dovrebbero mettere mano al portafoglio potrebbero quindi aver venduto. Nelle sale operative fanno anche notare che il titolo Juve ha corso parecchio nel corso dell'estate: il 23 agosto le azioni avevano raggiunto un picco a quota 1,58 euro, poi hanno cambiato direzione di marcia: nell'ultimo mese hanno perso il 14,7 per cento. Il titolo, inoltre, si trova ampiamente sopra il livello precedente all'acquisto di Cristiano Ronaldo, che ha spinto molto l'immagine del club.

Il mercato deve però digerire anche la notizia delle perdite in bilancio. L'esercizio si è infatti chiuso con una perdita di 39,9 milioni (contro un rosso di 19,2 milioni dell'anno precedente) dovuta in particolare all'incremento dei costi del personale tesserato. I ricavi sono invece cresciuti del 23,1% a 621,5 milioni mentre i debiti finanziari netti sono saliti del 50% a 463,5 milioni. L'investimento su Ronaldo (CR7 costa circa 350 milioni per 4 anni) è comunque stato già ripagato per quota annua e lo scorso 21 dicembre è stato modificato il contratto con Adidas Italy prolungandone la scadenza fino al 30 giugno 2027: durante questo periodo Adidas sarà il partner tecnico di tutte le squadre Juventus a fronte di un corrispettivo fisso complessivo minimo di 408 milioni (che non include le royalties addizionali al superamento di determinati volumi di vendita e i premi variabili legati ai risultati sportivi). Adidas ha inoltre corrisposto un bonus addizionale di 15 milioni nel primo semestre dell'esercizio 2018/2019.

La palla passa ora all'assemblea che il prossimo 24 ottobre dovrà approvare l'aumento di capitale e l'introduzione del voto maggiorato per gli azionisti di lungo corso.