Juve, troppo sola al comando Tecnici, troppo caos in panca

La Signora prepara la festa per il titolo più scontato degli ultimi anni. Da Mazzarri ad Allegri a Montella... si dimentica il bello del calcio

Juve, troppo sola al comando Tecnici, troppo caos in panca

Sarà un 5 maggio lettiano, cioè sobrio. Uno scudetto delle lunghe attese visto che la Juve lo annuncia dal primo giorno di campionato. Oggi pomeriggio basterà un pareggino, proprio il minimo garantito dall'aurea mediocritas pallonara, per cucire lo scudetto 29 (sull'albo d'oro). Caso vuole che quello dell'altro 5 maggio, conquistato con i gol di Trezeguet e Del Piero a Udine, ma soprattutto con la quaterna laziale all'Inter, fosse il titolo numero 26. Girate il (2)6 e diventerà (2)9: che il pallone abbia voluto divertirsi perfino con questi particolari in nome di una data che non smetterà mai di fare storia? La Juve ha progettato poco altro per questa domenica: un giretto in centro sul pullman e tutti a casa. La festa futura sarà nel nome del business.

Stavamo tutti meglio nel 2002, tranne l'Inter ovviamente. Tanto è cambiato, tranne l'Inter che sta perfino peggio. Allora fu una storia emozionante e imprevedibile o, almeno, imprevista. Stavolta siamo qui che ci stiracchiamo nella noia. Tutti eccetto gli juventini, che hanno cercato di regalare un po' di pathos. Magari avrebbero ceduto pure qualche punto se avessero trovato una migliore opposizione. L'anno scorso, alla vigilia della giornata 35, il Milan era ancora lì, a tre punti di distanza. Le altre sotto di una ventina. Oggi il Napoli è lontano 11 punti, le altre (il Milan ecc...) a una ventina. Inutile inventarsi alternative in un campionato che non ne ha proposte. Meriti alla Juve, demeriti alle altre.

In compenso non ci facciamo mancare il fatuo. Non parliamo di gol e di vittorie ma dell'eterno problema delle panchine. Come fossero focherelli d'artificio. Gente che va e gente che non sa se resta, gente che vorrebbe restare e gente che perde tutto tranne gli acquirenti. E forse non sarà sfuggito che fra gli allenatori impegnati nel nostro campionato solo due hanno vinto uno scudetto: Conte e Allegri. Gli altri fanno chiacchiere e promettono meraviglie. Visto da un'altra ottica: gli allenatori più bravi, e vincenti, sono tutti all'estero.

Tutto questo poco sobrio dannarsi rispecchia un mondo ingrigito nella povertà tecnica, di idee e di danari. Ma è interessante studiarne le ragioni: ieri Conte era in versione guastafeste. Avrebbe potuto almeno aspettare lo scudetto prima di porre qualche paletto alla conferma chiedendo chiarezza e spese pesanti: giocatori più forti per una Juve più forte. Poi se volessero migliorargli lo stipendio... Mazzarri, secondo in classifica, invece è pronto a firmare dopo aver avuto personali garanzie economiche e qualcosa per la squadra. Come se quest'anno fosse stato un successo.

Stravagante: ha mostrato i limiti suoi e della squadra, al massimo conquisterà un posto in Champions. Sbandiera il «+15» rispetto all'anno scorso come fosse un'impresa. Dimenticando che l'anno passato era un po' troppo indietro. Certo la Juve oggi è +6, e allora cosa dovrebbe dire la Fiorentina (+20 già prima della sfida con la Roma)? Dal Napoli sarebbe stato lecito pretendere una vera alternativa alla Juve.

Montella, che piace a tanti, ha evitato di partecipare alla giostra del «io vorrei...». Stramaccioni, massì l'Inter non possiamo dimenticarla, prega il santo protettore (Moratti) di non cambiare idea e si fa scudo degli infortuni per una stagione buttata. Gli è andata bene. E male agli altri.

Poi c'è Allegri. Da tempo tutti lo danno alla Roma, ieri il suo caso è diventato un fatto. La settimana scorsa era già stato trovato il sostituto (Seedorf), questa volta sono piovute smentite all'idea che se ne vada. «Saprete tutto a fine campionato» è la frase refrain stampata da questa associazione allenatori. Inutile pretendere che abbiano fantasia in panchina, quando non ce l'hanno neppure per dire quattro parole ad uso della propria credibilità.

Per tirare le somme: da mesi sappiamo chi avrebbe vinto il campionato, ma tutto l'interesse ruota intorno alle panchine delle grandi squadre. Conta chi conta meno. Si crea suspence dove non serve, vien propinata noia col giocattolino che ci piace tanto. Eppure non è più il tempo delle mezze stagioni.

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