Trentasei ore dopo la disfatta della campagna di Bosnia, Gabriele Gravina si è dimesso da numero uno del calcio italiano. "Provo grande amarezza e grande serenità" l'ossimoro conclusivo. Ha capito che sarebbe risultato impossibile resistere allo tsunami di polemiche e critiche severe all'operato suo e della Nazionale che ha perso per la terza volta consecutiva il mondiale. Non è scesa in campo solo la politica a reclamare uno scatto di dignità: l'opinione pubblica e i social sono stati ancora più feroci. Gravina ha voluto farlo però a modo suo, convocando negli uffici di via Allegri a Roma lo stato maggiore del calcio che nel febbraio del 2025 lo aveva eletto con percentuale bulgara. Ulivieri e Calcagno, gli ultrà della sua maggioranza, sono stati gli unici a chiedergli di non dimettersi. Per non sfuggire alla ricostruzione pubblica del proprio lavoro, aveva già fissato un appuntamento per mercoledì 8 aprile, audizione alla settima commissione cultura, scienza e istruzione della Camera dei deputati per la relazione "sullo stato di salute del calcio italiano". Ma la sua risposta alle stoccate di Abodi e La Russa non ci sarà: la Camera ha annullato l'appuntamento tra lo stupore della Figc. La relazione sarà forse oggetto di una conferenza stampa.
Nel comunicato Gravina ha provato, con colpevole ritardo, a rammendare lo sbrego provocato dalle sue dichiarazioni sugli altri sport. Quelle frasi - ha scritto - "non volevano essere offensive bensì un riferimento alle differenti regolamentazioni interne". Con le dimissioni, è arrivato l'atto politico successivo: la data per le nuove elezioni. Si svolgeranno lunedì 22 giugno a Roma. Quaranta giorni prima, come da statuto, sarà possibile, a opera delle componenti, presentare le candidature. È stata la mossa per sventare ogni rischio di commissariamento, reclamato a viva voce dalla politica ma reso impraticabile dalle norme oltre che dall'indisponibilità del presidente del Coni Buonfiglio a forzare la mano (il provvedimento è previsto per circostanze ben precise, tipo dissesto finanziario). In privato, sfogandosi con i consiglieri federali, Gravina è apparso molto provato. Ha promesso di non partecipare alla inevitabile battaglia elettorale: "Non mi interesserò di chi sarà il successore". Lui e il consiglio federale, infatti, in prorogatio, dovranno occuparsi solo dell'ordinaria amministrazione. Gli resterà la poltrona di vice-presidente vicario dell'Uefa, dopo la rinnovata fiducia riscossa da Ceferin al quale ha portato in dono, prima del viaggio in Bosnia, l'accordo per trasferire a una società le figurine dei calciatori azzurri anche se solo a partire dal 2035.
Qualche ora dopo Gravina, si è dimesso anche Gianluigi Buffon sotto contratto fino al 30 giugno. Lo aveva promesso ai primi di marzo in una intervista, lo avrebbe fatto nella notte di martedì. Ha atteso, per rispetto istituzionale ("mi hanno chiesto di temporeggiare") il passo indietro di Gravina prima di pubblicare sui suoi social la propria decisione. Adesso toccherà a Gattuso chiudere il cerchio. Nel frattempo bisognerà provvedere alle due amichevoli in programma a giugno (la prima il 7 con la Grecia): saranno affidate probabilmente a un ct ad interim (Silvio Baldini?) come avvenuto in analoga circostanza con Gigi Di Biagio all'epoca responsabile dell'Under 21. "In pochissimo tempo ho costruito tanto, è giusto lasciare, credo nella meritocrazia" il passo d'addio di Buffon. Fu lui a scegliere Gattuso dopo la marcia indietro di Ranieri e il no alle avances di Mancini, schierando nello staff Bonucci. Fu lui a scegliere Baldini alla guida dell'Under 21. Il prossimo ct arriverà, calendario alla mano, dopo il 22 giugno. E dovrà subito mettersi al lavoro per preparare la partecipazione alla Nations league.
Di sicuro non avrà a disposizione nessun talento nuovo rispetto al gruppo guidato da Gattuso. Il tema centrale del calcio è italiano è soprattutto questo: non abbiamo più dei fuoriclasse capaci di trascinare il movimento!