Lautaro oltre Lukaku, Leao è un vero lusso. Se il "fattore L" decide la volata e il futuro

I due attaccanti diventati trascinatori potrebbero diventare precari. Il milanista aspetta il rinnovo, l'interista piace alle big d'Europa

Lautaro oltre Lukaku, Leao è un vero lusso. Se il "fattore L" decide la volata e il futuro

Un'altra settimana di passione e speranza, di attesa dell'ultimo atto. Milan favorito secondo la classifica e la logica, ma a Cagliari l'Inter ha dimostrato che smetterà di crederci solo quando non sarà più possibile farlo. Una bellissima volata, illustrata dai colpi di due fuoriclasse: Rafa Leao da una parte, Lautaro Martinez dall'altra. Sono loro le facce da scudetto di Milan e Inter, anche se ovviamente uno è destinato a rimanere a bocca asciutta.

Due campioni. Di Martinez si era già visto molto nelle scorse stagioni, pur se all'ombra del gigante Lukaku, gigante in senso non solo fisico. Di Leao molto meno, forse anche in conseguenza dei 2 anni d'età di differenza e dell'essere diventato punto fermo dello scacchiere rossonero solo nell'attuale stagione (2 anni fa, per dire, aveva giocato la metà dei minuti attuali). Le ultime settimane sono state la consacrazione per entrambi, il Fattore L verso lo scudetto, dove L sta anche nel lusso di poterseli permettere, e chissà fino a quando.

Il Toro Lautaro non era un bomber ma lo è diventato: sono già 21 in campionato, di cui 18 su azione, esattamente quanti Lukaku un anno fa, cui però il belga sommava 6 rigori (contro 3). In inverno ha avuto un'inspiegabile flessione, 3 mesi di digiuno, spezzati con la magia di Anfield prima dello splendido finale di stagione: 13 gol in 13 partite. Ma non solo. Nell'ultimo mese, s'è dimostrato campione e leader totale, trascinatore anche nell'atteggiamento. Un po' come Leao, che bomber non è ancora, se mai lo sarà, ma che ha preso a segnare con regolarità, soprattutto gol importanti. Finora sono 11, senza rigori, di cui 8 serviti per sbloccare 8 partite. Un apriscatole di risultati, che ha segnato il gol decisivo alla Fiorentina e all'Atalanta e a Verona ha costruito da gigante la doppietta di Tonali. Un giocatore già oggi con pochi eguali nel campionato italiano e in prospettiva un campione da top mondo.

E qui cominciano i problemi, perché quello che ha fatto Leao negli ultimi 2 mesi è andato ben oltre i confini della Serie A e presto potrebbe esserci qualche club senza problemi di budget a bussare a casa Mendes, il procuratore di Leao. Il portoghese è legato al Milan da un contratto fino al 2024 e guadagna meno di 2 milioni netti all'anno. Da tempo si ipotizza un rinnovo con adeguamento al tetto che Elliott si è dato per i principali giocatori (4,5 milioni; Ibra non è considerato solo un giocatore), ma il rinnovo non arriva e certamente non arriverà finché il Milan non cambierà proprietà. Il rischio è che nel frattempo qualcuno (il PSG? Se davvero perde Mbappé come dicono in Spagna) si presenti a Elliott con un'offerta irrinunciabile. Meglio fare in fretta e provare a cautelarsi.

Diverso ma non troppo il discorso per l'altra metà del Fattore L, ovvero Lautaro Martinez. Lui il rinnovo l'ha già avuto (6 milioni fino al 2026) e a Milano sta benone.

Qui potrebbe essere l'Inter a doversene privare, se davvero arrivasse qualcuno tipo il Chelsea un anno fa con Lukaku. Marotta sa che anche il prossimo mercato dovrà essere autofinanziato e nessuno nell'Inter di oggi ha appeal internazionale quanto il Toro. E senza Fattore L non sarebbe per nessuno un bel modo di ricominciare.

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