È l'Era Sinner. L'inumano pensiona la perfezione

È l'Era Sinner. L'inumano pensiona la perfezione

«Tu non sei umano». Il miglior complimento che un tennista oggi forse può ricevere è questo, soprattutto se arriva dal tuo avversario e se in fondo vuol significare «non ho mai visto uno come te». Lo ha detto Alexander Bublik a Jannik Sinner alla fine della partita che ha catapultato a Miami la giovane stella italiana alla sua prima semifinale di un Master 1000 (oggi contro Bautista Agut). E il senso è che probabilmente il tennis sta cambiando davvero, dopo anni di dominio della perfezione. Sui social, per dire, girava nei giorni scorsi il video di una giovane promessa di 12 anni che gioca esclusivamente con il diritto, da destra e da sinistra. Certo, lo faceva anche Giorgio De Stefani e un bel po' di tempo fa, visto che è stato il primo italiano ad arrivare in finale del Roland Garros, era il 1932.

Ma quanto sopra è l'immagine allo specchio del ritorno del rovescio a una mano - i cui specialisti sono per esempio il greco Tsitsipas e il nostro Musetti - come ribellione a un tipo di gioco che negli ultimi anni non ha ammesso variazioni su tema. Tranne quelle del divino Roger, s'intende. Abbiamo insomma davanti l'era di un tennis un po' più sgarrupato e lo stesso Sinner, che sembra così perfetto, in realtà non lo è. Visto il suo schema di aggressione continua che lo fa colpire duro dimenticando spesso la rotazione di moda fino a qui. Lo ha capito anche Bublik, uno che è più naif che non si può (rivedere per credere il match di mercoledì): «Jannik sembra un 15enne e fa cose che non ho mai visto. A volte penso sia programmato per non accettare la sconfitta: no, non è umano». In realtà, infatti, è un fuoriclasse. Di un tennis che ci divertirà.

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