L'eredità del mito Poulidor La maglia gialla per suo nipote

Addio al corridore più piazzato e mai leader al Tour Disse: «Mathieu colmerà presto questa mia lacuna...»

È stato il più amato corridore di Francia, più di Anquetil e Hinault. Il meno vincente ma il più convincente. Il meno dotato, ma il più piazzato e apprezzato. Più che eterno secondo, eterno, per quei suoi diciotto anni di professionismo, sempre con la stessa maglia della Mercier, senza mai vestire nemmeno per un giorno la maglia gialla del Tour, nonostante i suoi otto podi, l'ultimo nel 1976 a quarant'anni suonati.

La Francia e il ciclismo tutto piange Raymond Poulidor, leggenda vivente di un ciclismo ancora in bianco e nero. «Per noi francesi sarà sempre maglia gialla», ha detto il Presidente Emmanuel Macron. Non ce l'ha fatta Raymond, e la scorsa notte ha concluso la sua corsa terrena a 83 anni. Era ricoverato dallo scorso 8 ottobre all'ospedale di Saint Leonard de Noblat. Sul finire dell'estate aveva accusato problemi di affaticamento, ma subito dopo il ricovero la sua condizione clinica era apparsa molto seria.

La Francia del pedale perde forse il suo eroe più amato, l'uomo che per 18 anni ha rivaleggiato con Anquetil (soprattutto), Merckx, Gimondi e tutti i grandi di quel ciclismo Anni Sessanta. «Se ne va un grande amico ha commentato Eddy Merckx -. Durante la mia carriera eravamo avversari, ma siamo stati sempre amici, tanto da passare anche diversi giorni di vacanza insieme».

Formidabile attaccante e scalatore di vaglia, in realtà Poulidor è stato un grande corridore con un palmares di assoluta eccellenza: tra le sue vittorie, la Vuelta del 1964, la Milano-Sanremo del 1961, la Freccia Vallone del 1963, due Parigi Nizza (1972 e 1973) e due Giri del Delfinato (1966 e 1969), oltre a sette tappe al Tour e il titolo di campione di Francia nel 1961. Mai in giallo, al Tour, è stato per oltre trent'anni. Fino a questa estate è stato l'ambasciatore del Crédit Lyonnais, lo sponsor della maglia gialla alla Grande Boucle: l'omaggio più grande per il corridore più amato. L'eternità sportiva l'ha conquistata da solo, ma Raymond Poulidor continuerà a correre anche nelle gambe talentuose e preziose di Mathieu Van der Poel, suo nipote. «Non ho mai vestito la maglia gialla? Mio nipote colmerà presto questa lacuna», ci disse questa estate al via del Tour da Bruxelles il leggendario poupou.

Lo sport del pedale, che ha segnato profondamente la sua vita, ce l'aveva nel sangue e sua figlia Corinne, che ha sposato l'ex professionista olandese Adrie Van der Poel, ha messo al mondo Mathieu e David. Mathieu oggi è considerato da tutti un piccolo fenomeno: due mondiali e tre europei nel ciclocross; quest'anno su strada si è portato a casa cinque corse tra le quali l'Amstel Gold Race, il Giro di Gran Bretagna e la Freccia Brabante, a soli 24 anni. I suoi guadagni? Superano già i due milioni di euro, ma sono in fila un po' tutti i più grandi team del mondo per ricoprirlo d'oro, anche se lui ringrazia e rimanda tutti al mittente «No, grazie. Ho un contratto con la mia squadra fino al 2023». La squadra è la Corendon Circus, una Professional belga che come sponsor ha un tour operator turco. Un team di seconda serie che gli consente però di praticare cross, strada e mountain bike. Lui, ad esempio, ha messo da tempo nel mirino l'oro olimpico di Tokyo 2020: ma nella Mtb.

I geni sono importanti e, anche se non spiegano tutto, qualche indicazione la danno. Il padre è Adrie Van der Poel, pro' dal 1981 al 2000, in carriera ha vinto l'Amstel nel 1990 come suo figlio, poi un Fiandre nell'86, la Liegi nell'88, due tappe al Tour de France e il titolo mondiale di ciclocross nel 1996. Di Poulidor, il nonno, sappiamo: era conosciuto come l'eterno secondo perché salito otto volte sul podio della Boucle senza mai vestire la maglia gialla. Ma quella è destinata a finire sulle spalle di suo nipote, uno che nei cromosomi ha solo il gene della vittoria.