È la bellezza del ciclismo, della Parigi-Roubaix che ne esalta il suo fascino e lo rende leggenda. L'eterno secondo batte l'imbattibile. L'eterno piazzato piazza lo scatto vincente e si lascia alle spalle chi è solito farsele guardare. Wout van Aert vince il braccio di ferro con Braccio di Ferro Pogacar, lui che per tutti era ormai solo e soltanto Paperino.
"Questa vittoria significa tutto per me - dice commosso come un bimbo il belga, secondo nel 2022, terzo l'anno successivo e quarto nell'ultima edizione -. Questa corsa era un obiettivo dal 2018, da quando ho perso il mio compagno di squadra Michael Goolaerts. Il mio dito al cielo era per lui, ma anche per la sua famiglia e per tutta quella squadra che mi ha lanciato e mi ha permesso di essere qua (la Verandas Willems, ndc). Quando sono entrato nel velodromo ho seguito il mio piano. Sapevo esattamente cosa fare. La parte più difficile è stata senz'altro arrivarci al velodromo. È stata durissima stare a ruota di Tadej. Al traguardo ognuno porta la sua storia, io ho la mia, questa corsa sa essere crudele, ma in giornate come questa è la più bella che ci sia".
Alla volata ci arrivano dopo una corsa pazzesca, filata via alla media folle di quasi 49 km/h, dopo una serie di forature: due per van Aert e poi Pogacar e soprattutto Mathieu van der Poel, che buca nel momento peggiore, nella foresta di Arenberg. Perde due minuti il trionfatore delle ultime tre Roubaix, ma non perde la calma, non perde lucidità e resta in zona podio finendo 4° tra gli applausi e non prima di aver abbracciato con trasporto il grande rivale belga nel ciclocross: Wout van Aert.
Vince affrontando di petto la Foresta di Arenberg, Wout. Vince quando a 54 chilometri dal traguardo decide di accendere la miccia e alla sua ruota resta il solo Tadej Pogacar. Vince nel velodromo, quando entra per secondo, aspettando paziente che lanci la volata il campione del mondo, e Paperino festeggia come Gastone.
Per quanto riguarda Taddeo niente da fare con il quinto Monumento della carriera: dopo il secondo posto del 2025, l'appuntamento con l'unica corsa che gli mancava è ancora rimandato.
Per quanto riguarda gli italiani, peccato per Filippo Ganna, che prima fora a 81 km dal traguardo e poi scivola via in curva mentre tentava di riportarsi sui primi dopo un'altra foratura nelle fasi finali. Non fortunato: e alla Roubaix non è un dettaglio.