L'Italia corre verso Parigi. Ma giù le mani dai nostri allenatori

Il Dt La Torre: "Di Mulo, capo degli sprinter, fa scuola. E hanno cercato di portarcelo via..."

L'Italia corre verso Parigi. Ma giù le mani dai nostri allenatori
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L'Italia corre verso Parigi. Dopo il meraviglioso argento nella 4x100, i nostri moschettieri hanno fatto fatica ad addormentarsi tanta era l'adrenalina per il secondo posto mondiale alle spalle degli Stati Uniti.

«Avrò dormito forse mezz'ora... perché ho rivisto tante volte il video della gara», confessa Roberto Rigali, il primo frazionista della staffetta tornata sul podio in una rassegna iridata ventotto anni dopo il bronzo di Goteborg '95. «Me la merito questa medaglia, perché io a differenza dei miei compagni non sono professionista. Non è semplice essere qui a questi livelli. Non ho dormito, non ho sognato, non ho mai mollato», sottolinea il bresciano, che ha dato un ottimo cambio a un Jacobs ritrovato: «Ho fatto più gare in questi giorni che in tutto l'anno: sono riuscito a dormire e avevo bisogno di riposare. Le emozioni sono tante. Anche perché c'era mia madre allo stadio: era dal 2013 che non assisteva dal vivo a una mia gara. Questo argento, per me, vale come un oro perché arrivo da due anni difficili a livello personale».

È un Jacobs finalmente sereno: «Che mondiale è stato? Sono arrivato con tantissime incognite, ma chiudo con una bella esperienza e una bella medaglia». La stagione di Marcell, però, non è finita: «Il 2 gareggerò a Xiamen, nell'ultima tappa di Diamond League, dove spero di conquistare i punti per la finale». In finale è stato fantastico Lorenzo Patta, che racconta: «Avrò dormito più o meno quanto Bobby (Rigali). Siamo felicissimi. Volevamo l'oro, ma questa medaglia vale quasi quanto come quella di Tokyo. Dopo l'infortunio, non ero sicuro di poter gareggiare a questo Mondiale. È stata una bella responsabilità fare due cambi in terza frazione con Marcell e Filippo».

Tortu che ha avuto bisogno di una giornata per smaltire tutta l'adrenalina in corpo: «Non avevo mai esultato per un secondo posto. Questa medaglia dimostra il livello della velocità italiana. Rispetto ad altre nazioni, abbiamo meno cavalli nel motore, ma siamo più bravi a fare i cambi perché lavoriamo tanto nei raduni insieme al professor Filippo Di Mulo e a Giorgio Frinolli». L'Italia dello sprint per la prima volta nella storia dei Mondiali ha qualificato tutte e quattro le staffette: il direttore tecnico della Nazionale, Antonio La Torre, ha parlato di un «metodo Di Mulo che inizia a fare scuola. Hanno cercato di portarcelo via, c'era stata un'offerta del Giappone, ma ha detto di no e sono questi i valori che rivendico del nostro lavoro. Adesso, la strada per Parigi è un po' più chiara. Usciamo in piedi anche da Budapest».

Il Mondiale per l'Italia si chiude con 4 medaglie (1 oro con Gimbo Tamberi nell'alto, 2 argenti con Leonardo Fabbri nel peso e con la 4x100 uomini, 1 bronzo con Antonella

Palmisano nella 20km di marcia), come non accadeva da Edmonton 2001 (1-1-2).

«Spero che queste vittorie servano a riportare l'atletica nella scuola, il suo ruolo naturale», il commento del presidente della FIDAL Stefano Mei.

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