L'Italia resta di legno nella combinata da «schifo»

Tonetti quarto, ma Paris al comando dopo la libera non ci sta: «La gara è stata una emme...»

Maria Rosa Quario

Åre Dominik Paris guarda i registratori con aria dubbiosa. «Posso dire veramente quello che penso? È stata una m va bé scrivete uno schifo. Una gara schifosa. Per la terza volta consecutiva al Mondiale il primo a scendere in slalom, quindi il trentesimo della discesa, ha fatto medaglia. E senza un grande Pinturault anche qui avrebbe vinto l'oro».

Proprio così, Domme ha ottima memoria. Era stata medaglia d'oro per Hirscher a Vail 2015, e ancora oro per Luca Aerni (1/100 davanti allo stesso Hirscher) a St. Moritz 2017. Ieri la super manche partendo per primo è invece bastata solo per l'argento, l'ha fatta Stefan Hadalin, promessa dello sci sloveno finora non mantenuta, battuto di appena 24/100 solo dal francese Alexis Pinturault, signor sciatore, signor polivalente che quest'anno in slalom contende la vittoria a Hirscher, per dire che sta andando fortissimo.

Queste sono le gare in cui ci si rende conto di quanto la pista, se mal preparata, possa fare la differenza, misurabile non in decimi o centesimi, ma in secondi. E uno si chiede: ma perché al Mondiale le piste non vengono preparate come si deve? Perché sul pendio previsto per lo slalom non hanno bagnato la neve nei giorni scorsi, quando c'erano venti gradi sottozero, e lo hanno fatto solo domenica, riducendo la neve in poltiglia e costringendo la giuria a far correre lo seconda manche della combinata su un pendio non abbastanza duro e per di più cortissimo, appena 38 secondi? Poi va be, visto che già la discesa era ridicola, appena più di un minuto, ci sta che anche lo slalom sia corto almeno per pareggiare i conti, ma come possono i discesisti partire con le buche e sperare di eguagliare i tempi degli slalomisti?

C'è un po' di amarezza, lo avrete capito, il clan italiano sperava davvero in una medaglia, tanto più visto come si era messa la prima manche: Paris in testa, Innerhofer quarto, Casse sesto e Tonetti 16° e migliore fra gli slalomisti ad appena un secondo dalla vetta. È finita che proprio Riccardo ha sfiorato il podio (4° posto a 21/100 dal terzo, Marco Schwarz) rammaricandosi di essere andato così forte in discesa, «perché se fossi finito più indietro sarei partito meglio in slalom e forse sarebbe andata diversamente». E Paris? Nono alla fine, secondo fra i velocisti e quasi eroico in slalom, affrontato con la giusta determinazione, ma senza alcuna possibilità di fare meglio del 26° tempo a oltre tre secondi dal migliore di Hadalin.

Inner invece è uscito, ci stava provando anche lui, ma non è stato abbastanza rapido in una delle tante figure trappola tracciate dal tecnico dei francesi proprio per mettere in difficoltà i velocisti. Altra regola che andrebbe cambiata, per Inner e non solo: «Una manche così decisiva dovrebbe essere tracciata da un tecnico neutrale, come succede per la discesa». Come dargli torto? Consola il fatto che l'oro mondiale di questa disciplina vada all'atleta che più di tutti in questi anni ha coltivato la polivalenza. Pinturault, al primo titolo mondiale, è il degno vincitore di una gara che forse sparirà dai calendari per la gioia di molti, ma per lasciare posto ad una gara ancora più controversa, lo slalom parallelo.