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Marathon, magia della Dakar tra dune, fatica e fratellanza

Niente fronzoli, zero comfort. Niente bagni o docce. Ai piloti è stata consegnata una tenda, un materassino, sacco a pelo e la razione per mangiare

Marathon, magia della Dakar tra dune, fatica e fratellanza
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"Mai dormito così bene. Ci vorrebbero tutti bivacchi così", scherza Ricky Brabec, un ragazzone forte cresciuto nel deserto del Mojave in California, due volte vincitore del Rally. Nel cuore del deserto, sotto un cielo stellato che lascia a bocca aperta, i piloti si riscaldano al fuoco. Uno accanto all'altro a raccontarsi le avventure della giornata. Si ride. Si mescolano le lingue e presto ci si scorda che sulla Dakar ci sono concorrenti di ben 47 nazionalità. Accomunati da uno sforzo sovrumano, il sudore, la polvere e un sogno comune, questa tribù colorata diventa presto un tutt'uno nella notte che cala poco prima delle 18.

Niente fronzoli, zero comfort. Niente bagni o docce. Ai piloti è stata consegnata una tenda, un materassino, sacco a pelo e la razione per mangiare. Prima però i big come gli amatori hanno lavorato sui mezzi. La zona fra le dune, scelta appositamente dagli organizzatori senza segnale del telefono, ha complicato le cose. Piloti e navigatori hanno così iniziato una caccia al tesoro per cercare la copertura telefonica. I più temerari hanno scalato le dune. Poche tacche non sufficienti per chiamare. Sono scattati i satellitari per contattare i team e ricevere istruzioni sulle riparazioni da fare. Il lavoro non manca: alle spalle 631 km - di cui 418 di speciale quasi tutti di dune davanti ancora 469 km, 421 di montagne di sabbia spacca muscoli e mezzi. Lo sa bene l'australiano Sanders, campione in carica, arrivato al bivacco di Bisha tutto acciaccato. "Devo essermi rotto la clavicola. Sentivo l'osso fuori posto mentre guidavo", ha confessato prima di chiudersi nel motorhome KTM. Fino a questo momento non si è presentato al centro medico per accertamenti. Ma Chucky è forte e domani si rimetterà in moto. Perché la Dakar è imprevedibile e una tappa marathon ancora di più.

Così Brabec ha ripreso la testa della classifica per soli 56 secondi su Luciano Benavides (KTM), 6 minuti su Sanders. Un soffio dopo 41 ore, 35 minuti e 13 secondi, a conferma della brutalità della corsa che non tollera il minimo errore.

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