Max Biaggi, spunta un nuovo conto dall'accusa di evasione fiscale

Slitta la decisione del giudice sul caso sull'accusa di evasione fiscale di Max Biaggi: un certificato dimostrerebbe che il pilota ha avuto un conto in banca in Italia nel 2003

Il processo che vede Max Biaggi, accusato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte per circa 17,8 milioni di euro, doveva chiudersi ieri. Invece con la richiesta del vice procuratore Giuseppe Olivo di nuovi accertamenti bancari, la sentenza sarà in aprile.

Un nuovo conto corrente

A far scattare la richiesta di Olivo è un documento già present nell'incartamento contro Biaggi, che secondo una ricostruzione dell'anagrafe dei rapporti finanziari dell'agenzia delle Entrate sarebbe esistito un conto alla banca Sella attivo almeno fino al 2013. Periodo che combacia con gli anni presi in esame e constestati da Equitalia.

Il certificato - secondo Olivo - andrebbe in contrasto con le dichiarazioni fornita dall'ex pilota in aula durante l'udienza del 27 maggio 2017: davanti al giudice respinse le accuse al grido di "non sono un evasore" e affermò che dopo aver spostato la sua residenza nel principato di Monaco - avvenuta nel 1992 - non avrebbe più avuto conti correnti in Italia.

Ora l'accusa vuole vederci chiaro e capire se que traferimento monegasco non fosso un trucco "per rendere inefficace la procedura di riscossione coattiva avviata da Equitalia", come scritto nel capo d' imputazione e riportato da Il Messaggero. Dai legali di Biaggi, Franco Coppi ed Ester Molinaro,arriva una secca e unica affermazione: "Il conto è stato aperto nel 2003 per beneficiare dello scudo fiscale, senza più essere utilizzato. È inattivo". Parole e fatti che verranno verificare dal giudice.

Commenti

gpl_srl@yahoo.it

Ven, 16/03/2018 - 09:29

sicuramente è un conto di Corona e non certo di Biagi

federik

Ven, 16/03/2018 - 16:26

Il mondo dello spettacolo e dello sport pullula di avidi fino all'inverosimile, gente con la terza media ricchissima con poche difficoltà e nonostante tutto evasori fiscali. Se verrà riconosciuta la sua colpevolezza dovrebbe finire il resto dei suoi anni in galera, come succederebbe nella più civile America. Un conto è l'evasione per sopravvivenza di artigiani e commercianti, contro uno Stato schifosamente ingordo, altro conto è la vigliaccheria di chi evade guadagnando cifre inverosimili senza cultura ed investimenti/rischi aziendali.