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"Medaglia individuale? No, preferisco vedere il tricolore sul podio di una gara a squadre"

Il fondista e portabandiera ieri secondo a Goms: «Non penso a tornaconti personali»

"Medaglia individuale? No, preferisco vedere il tricolore sul podio di una gara a squadre"
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Non parla di medaglie personali, ma di bandiere. Non rincorre l'ultima gloria, ma un'eredità. Federico Pellegrino, 35 anni, si avvicina al conto alla rovescia verso Milano-Cortina 2026 con una certezza rara per un campione nella fase finale della carriera: l'obiettivo non è se stesso, ma il gruppo. Ieri ne è arrivata la conferma: piazza d'onore nella team sprint a skating di Goms insieme a Elia Barp, con quarta l'altra coppia azzurra formata da Davide Graz e Martino Carollo. "Siamo ancora sul podio, una bella conferma dopo il secondo posto di Davos, nel format che ci sarà anche ai Giochi. Siamo soddisfatti del nostro risultato ma anche di quello di Italia 2. Sono piazzamenti che danno fiducia in vista di febbraio". È questa la linea che accompagna l'ultimo capitolo della carriera del leader dello sci di fondo azzurro: due argenti olimpici, portabandiera designato, uomo squadra per scelta e convinzione.

Pellegrino, cosa rappresenta Milano-Cortina 2026?

"Prima era un sogno, poi è diventato un progetto concreto. Le gambe e la testa ci sono, mi alleno bene. Ma soprattutto è l'Olimpiade in casa: un'occasione unica per lasciare qualcosa al fondo italiano".

Qual è l'obiettivo reale? Una medaglia individuale?

"No. Voglio vedere il tricolore sul podio in una gara a squadre. Che io ci sia sopra o meno. Sarebbe la chiusura del cerchio".

Non è scontato sentire un campione parlare così.

"Io non penso mai al mio tornaconto personale. Se ogni atleta guardasse meno a sé e più al sistema, sarebbe meglio per tutti. I risultati individuali passano, una squadra forte resta".

Lei è stato rieletto nel Consiglio Nazionale del Coni in quota atleti insieme a Paltrinieri. Cosa porta con sé?

"L'attenzione verso chi è più fragile: studenti, genitori-atleti, chi affronta la fine della carriera".

In chiave Milano-Cortina, che lavoro state facendo?

"Cerchiamo di rendere i Giochi la miglior esperienza possibile per chi gareggia. E soprattutto di costruire una legacy: gli investimenti non devono esaurirsi con la cerimonia di chiusura".

Ha parlato di politica sportiva. È il suo futuro?

"Voglio capirla meglio. Il problema non è spendere meno, ma guadagnare di più. Servono prodotti televisivi migliori. Senza risorse non cresce nulla".

Intanto la carriera volge al termine. La vive con fatica?

"No, la vivo con consapevolezza. Amo ancora questo sport. Accetto anche la lacrimuccia, ogni tanto. Ma la scelta è mia".

C'entra la famiglia?

"Molto. Ho due figli piccoli, Alexis e Fabien, e una moglie l'ex fondista Greta Laurent che mi ha permesso di arrivare fin qui. Oggi il posto dove voglio divertirmi di più è casa mia".

Si parla spesso della sua longevità agonistica.

Qual è il segreto?

"Sono una persona felice. Ho avuto un sistema che ha funzionato: famiglia, ambienti sani, gruppo sportivo, federazione. Un atleta non è solo un atleta: se è felice, ha più possibilità di fare risultati".

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