Milan, Allegri raccoglie i cocci: punta su Birsa e s'affida a Balo

Fermo Robinho, spazio a Matri per battere gli scozzesi che in casa diventano tigri Il tecnico: "Infortuni nella norma, Pato ci rispetti". E al Toro: "Non sono disonesto"

Milan, Allegri raccoglie i cocci: punta su Birsa e s'affida a Balo

È più facile riportare a galla la Costa Concordia, affondata dinanzi all'isola del Giglio, o il Milan rimasto con gli uomini contati, il suo campione più noto e atteso in infermeria, e alle prese con 6 sfide una più complicata e impegnativa dell'altra? Messo dinanzi all'interrogativo, Allegri un po' sorride e un po' riflette e forse, in cuor suo, pensa che sia in effetti più rischiosa la sua missione. Che comincia stasera a San Siro (pienone o quasi al botteghino, 60mila i paganti, effetto Kakà per i tanti scettici in circolazione) e si conclude la notte di Juve-Milan, domenica 6 ottobre. Ma la parola d'ordine è: non fasciarsi la testa. E così anche il livornese, come Galliani, cerca d'infondere coraggio a un gruppo riunito sotto l'ombrello di Balotelli a sperare di oltrepassare le prossime tre settimane senza subire altri contraccolpi in campionato e nel girone di Champions in partenza stasera al cospetto del Celtic. «Gli infortuni non mi preoccupano, quelli muscolari sono soltanto 4, di cui uno, Kakà, di un giocatore appena arrivato che dovevo sostituire all'intervallo se non si fosse fermato Montolivo. Gli altri sono traumatici. A leggere i giornali il nostro sembra un bollettino di guerra e invece siamo nella norma» la sua difesa fatta apposta per proteggere dal fuoco di fila di critiche aspre staff medico, fisioterapisti e preparatori. In materia c'è anche un particolare rivelato dal tecnico che testimonia la causalità degli incidenti: «El Shaarawy si è infortunato a fine allenamento facendo un giochino da circo con i suoi compagni».

Allora meglio pensare positivo e liberarsi in fretta anche dei veleni in arrivo da Firenze (dixit Montella), da Torino (dixit Ventura e Cairo) e dal Brasile (Pato). Al primo ricorda «che Balotelli l'anno scorso e Ibrahimovic l'anno prima proprio a Firenze sono stati squalificati per proteste»; al secondo manda a dire «di non sentirsi affatto un disonesto, anzi Larrondo 30 secondi prima saltava in area milanista e il cambio non era pronto quando Mexes ha rimesso velocemente la palla in gioco»; e invita il Papero, convinto che i guai muscolari non fossero colpa sua ma di chi non sapeva curarli («Qui mai ko»), a non rivolgere «accuse gratuite a chi lavora in modo professionale tutti i giorni». Fine delle polemiche domestiche e sguardo oltre gli steccati per occuparsi degli scozzesi che evocano successi non sempre molto comodi ma suggestivi, tipo quello del 2007 prima della finale di Atene. «Quelli del Celtic non hanno solo fisico ma anche tecnica» è l'avviso ai naviganti.

«Dobbiamo ritrovare solidità di squadra» è l'obiettivo dichiarato specie al cospetto del Celtic che fuori casa è un micione mentre nel suo stadio si trasforma in una tigre. Balotelli è l'amuleto e per consentirgli di esprimersi al meglio, ecco l'ideale partner, Matri, un sorriso stampato da quando è tornato a Milanello, già visti in pochi minuti a Torino gli effetti virtuosi della sua presenza al fianco di Mario. «Abbiamo cominciato insieme al Lumezzane, qui la nostra intesa potrà solo migliorare» è la convinzione dell'interessato che tiene conto di un precedente favorevole (con la maglia della Juve, fece gol al Celtic sia all'andata che al ritorno). La speranza di Allegri è che la mira resti quella di un anno fa. E che tiri su questo Milan dalle secche. Con gli uomini contati, non ci sono dubbi: Birsa tre-quartista, Robinho ed Emanuelson in panchina per eventuali ritocchi di formazione. Commento di un esperto cronista: «Ma se Constant e Birsa non andavano bene per il Genoa come possono andar bene per la Champions?». Chi vuole rispondere?

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