Il Milan scopre che servono punti

Inzaghi: «È l'ora di dare una scossa alla classifica». E accontenta Berlusconi: tocca ad Armero e Van Ginkel

Il Milan scopre che servono punti

Il tempo dei buoni propositi è finito. Anche quello concesso all'apprendistato di Pippo Inzaghi e alle vaghe promesse di puntare, nel 2015, alla Champions che vuol dire terzo posto garantito. Il tempo è scaduto e lo confermano in modo didascalico i numeri. Il Milan è fermo tra le sabbie mobili del settimo posto, ha realizzato fin qui 14 punti nelle prime 7 sfide di campionato, un avvio promettente, e soltanto 4 nelle ultime cinque, a testimonianza di un rallentamento preoccupante. Anche la macchina da gol, celebrata nelle settimane passate, si è inceppata: l'attacco boom boom è bloccato a quota 21, scavalcato da Juventus (28) e Napoli, incalzato dal Cagliari (20) di Zeman che in materia è un autentico professore. D'accordo, il presidente Silvio Berlusconi, durante la sua visita settimanale ha distribuito qualche consiglio tecnico (a El Shaarawy) e qualche riconoscimento pubblico (a Essien) ma, come si dice al tavolo da poker, il piatto adesso piange. E c'è bisogno di un colpo di reni per rendere meno deludente l'esame previsto per Natale. Inzaghi è il primo a saperlo e a declinarlo in modo convincente. «È giunta l'ora di dare una scossa alla classifica con i tre punti» la frase-simbolo del sabato del villaggio rossonero accompagnata da molte altre e da qualche legittimo rimpianto («contro Samp e Inter meritavamo di vincere, i nerazzurri hanno finito festeggiando lo scampato pericolo e noi con la testa china per la mancata vittoria»).

Non ha il meglio della sua ampia rosa (28 elementi) a disposizione per l'occasione (l'Udinese di Totò Di Natale, cecchino formidabile degli ultimi incontri ravvicinati): oltre ad Abate, Alex e De Jong, da qualche giorno sono fermi anche Muntari e De Sciglio (fascite plantare la definizione tecnica), quest'ultimo acciacco tenuto nascosto ai media per espresso desiderio del tecnico che deve credere ancora alla favola di Cappuccetto rosso. Per rimediare, può essere raccolta la raccomandazione di Silvio Berlusconi, «far giocare tutti per coinvolgerli nell'impresa». Perciò sulla linea difensiva dei quattro può fare il suo debutto dal primo minuto Armero, titolare nella nazionale della Colombia, ma qui misteriosamente tenuto in disparte (non viene ritenuto utile nella fase difensiva), mentre a centrocampo può esibirsi il giovanissimo Van Ginkel, già in ballottaggio per il derby, «ma poi ho pensato che era meglio non mandarlo allo sbaraglio» la spiegazione postuma del tecnico. Poiché il tempo dei buoni propositi è finito, Inzaghi è pronto anche a proporre il sistema di gioco considerato più affidabile e razionale, il 4-3-3 con Menez falso neuve nella speranza di riuscire a esaltare ancora la vena di Honda, recuperare quella di El Shaarawy, senza lasciare per strada Torres, difeso a parole in modo convincente, «a 30 anni può ancora dare il meglio, io ho giocato fino a 39», ma in questo caso costretto ad accomodarsi in panchina al fianco di Montolivo. «Per arrivare al terzo posto, ho bisogno di tutti e anche dei suoi gol» è la promessa di Pippo. Che porti pazienza, insomma.

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