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L'Italia che ci spaventa

Un minuto di silenzio per il nostro calcio: dal 6-2 di Psv-Napoli all'1-6 di Atalanta- Bayern, in 141 giorni siamo spariti dall'Europa che vale. E il 26 la Nazionale lotterà per non sparire dal mondo

L'Italia che ci spaventa
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Ventuno ottobre 2025, Psv Eindhoven 6 Napoli 2 (con l'organico completo, salvo Hojlund ancora al Manchester United). 10 marzo 2026, Atalanta 1 Bayern Monaco 6. Dopo 141 giorni nulla è cambiato, il calcio italiano, mortificato sul campo, è scomparso dall'Europa. I numeri non sono aridi, testimoniano la modestia del football espresso dalle nostre squadre, la pesantissima sconfitta dell'Atalanta si è realizzata nello stadio stesso dove tra due settimane l'Italia giocherà il primo, si spera, spareggio contro l'Irlanda del Nord, un ostacolo che non è dello stesso livello, si usa dire, del Bayern, del Galatasaray, del Bodo, del Psv, le avversarie che ci hanno cacciato dalla Champions ma la domanda è immediata: quanto vale l'Italia di Gattuso? Di certo più forte dei ragazzi di Belfast ma non era lo stesso pronostico contro i macedoni(del Nord, come gli irlandesi) o contro gli svedesi?

I risultati delle quattro in coppa sono il manifesto di una involuzione che non esclude i vertici federali e di lega la cui cifra internazionale è in linea con tale modestia, i conti economici la confermano, quelli tecnici la smascherano. Napoli-Inter-Juventus-Atalanta hanno realizzato 60 gol subendone 63, avvilenti le disfatte di Conte, trentesimo in classifica europea, di Palladino, a ventuno punti di ritardo in serie A, uguale umiliazione per Spalletti, ancora incerto tra quarto e sesto posto, sull'Inter di Chivu poche parole, ha pensato di vincere per eredità ma la scuola norvegese aveva già dato dispiaceri agli azzurri e in campionato, pur concedendo 6 punti al Milan, nei due derby, lo tiene distante di 7, ribadendo la mediocrità generale.

Tutto questo dovrebbe fare riflettere chi continua a vendere le pentole spacciandole per articoli preziosi, abbiamo portato due volte una squadra in finale di Champions, abbiamo vinto la Conference, abbiamo conquistato l'Europa league con un grandissimo Lookman che, assoluto protagonista in serie A, passato alla Liga spagnola non ha ancora convinto Diego Simeone e l'Atletico Madrid. Il calcio non vive di rendita. Oggi l'Europa league propone la sfida tra la Roma, nove sconfitte in campionato, e il Bologna, ottavo in graduatoria, eppure c'è fibrillazione, così come per il prossimo turno che eccita per il ritorno degli ammutinati laziali all'Olimpico o dell'incontro svolta tra il Como e la Roma di cui sopra. Non è granché ma, puntualmente, riempie la bocca e la pancia, molto meno il cervello. Per rallegrarci propongo queste parole: "Milan-Inter uno spot per la Serie A? Certamente, lo spettacolo è stato bellissimo e vedere San Siro gremito è una dimostrazione della grande attenzione del pubblico per le nostre partite, che si confermano interessanti combattute e belle. Come Lega siamo fieri di proporre al pubblico un torneo sempre avvincente, quest'anno poi ci sono tante squadre coinvolte per la Champions e altrettante in una lotta retrocessione ancora aperta.

Rispetto ad altri campionati, la Serie A si caratterizza come il più bello e incerto, da seguire con il fiato sospeso fino all'ultimo minuto". Non risalgono all'epoca dorata di Sordillo, Carraro, Matarrese, Galliani. Sono le riflessioni illustrate, lunedì scorso, da Simonelli Ezio, presidente della Lega di serie A. Un minuto di silenzio.

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