Forse servirà per tutti la lezione di Oscar Pistorius. «Mia madre diceva a mio fratello: metti le scarpe. E a me diceva mettiti in piedi. Così ho imparato che si può camminare nella normalità anche senza un paio di piedi e un paio di scarpe da mettere». L'atletica oggi riapre le sue grandi ali al mondo olimpico. Tutti in attesa di record e fenomeni, di grandi sprint e drammi sportivi da vivere. L'atletica è la regina dell'Olimpiade, mondo sterminato, un mappamondo che si arricchisce sempre di novità e nuove isolette felici. Magari vive qualche attimo di magra quando cerca un leader. Come oggi: tolto Usain Bolt, gli altri sono piuttosto comprimari. Bella gente, ma comprimari. Cercasi rincalzo disperatamente. È davvero l'atletica per tutti e di tutti, un mondo assolutamente democratico dove vince chi merita. Lo dimostra la presenza di Oscar Pistorius che sconfigge l'ultimo tabù: in questo mondo ci può stare anche un uomo senza gambe che voglia correre con quelli che le possiedono. La lezione di Pistorius è quella di uno che ha inseguito il sogno e l'ha raggiunto, di un profeta dell'utopia trasformata in realtà. La vetrina dell'Olimpiade dell'atletica non può farne a meno, indipendentemente da valutazioni tecniche e di opportunità.
Atletica per tutti, non per l'Italia. «Non sento grinta, manca cattiveria», diceva ieri una spaesata Fiona May alla presentazione della squadra italiana. Fotografia perfetta di una agonista nata, che ora si dedica alle telecronache in tv. Si, certo ci saranno maglie azzurre, ma bastava ascoltare parole e annusare l'ambiente. «Sono qui per divertirmi» diceva Giorgio Rubino, il marciatore della 20 km. Il ct Uguagliati faceva un'elencazione stanca sulla condizione degli atleti. Franco Arese si ritirava in un pronostico d'ufficio: «Se vinciamo una medaglia è buona, se ne vinciamo due è un successo». Ecco, mai come questa volta l'Italia si presenta in retroguardia rispetto alle altre federazioni nostre che tirano il carro delle speranze. Dovremo accendere i ceri per San Alex Schwazer nella 50 km e magari sperare che il triplista Donato imbrocchi la gara della vita. Poi, aggiunge Arese, occhio alle maratonete, all'Elisa Rigaudo sveglia marciatrice. E poco altro. Peccato, qui nacque la leggenda di Dorando Pietri, il perdente più famoso del mondo, quando la maratona acquisì la sua lunghezza definitiva. Nel 1908 partivano dal castello di Windsor per arrivare davanti al box della regina nel White City stadium. Oggi i maratoneti faranno il giro della città prima di chiudere davanti a Buckingham Palace. Non allo stadio olimpico come piace più agli atleti. In sala ad ascoltare Arese, c'era Stefano Baldini, l'ultimo oro nostro nella maratona di Atene, e appunto, la plurimedagliata Fiona May. «Avremmo bisogno di voi» ha concluso il presidente denunciando l'impotenza odierna.
Allora godiamoci l'atletica degli altri: 1160 atleti in gara, Stati Uniti davanti a tutti nel medagliere con 290 ori. Oggi partenza con la finale del lancio del peso maschile e 10mila metri femminile, domani l'occhio correrà ai 100 metri maschili che avranno la finale domenica. L'Olimpiade crede in Usain Bolt e nei suoi fratelli, prima ancora di rivolgersi alle solite truppe africane del mezzofondo, ai trapezisti dei salti e alle guerre dei lanci.
Usain Bolt andrà a caccia di leggende. Solo Carl Lewis (1984-1988) riuscì a raddoppiare l'oro dei 100 metri. A Seul, Carl venne beffato dal bluff di Ben Johnson prima di prendersi la medaglia. Qui ci sarà una bella scorta di ex dopati o dopati pentiti. Bolt dovrà lottare contro il suo mal di schiena e l'amico della porta accanto familiarmente chiamato the beast, la bestia. La lotta in famiglia tutta giamaicana tiene il cartellone. Bolt che dice: «Voglio entrare nella storia». E l'altro, Blake, che non se ne preoccupa, rilanciando: «Vedremo in gara, non c'è problema, Ora mi interesso di più alle partite di cricket in tv». E Tyson Gay nella parte del terzo incomodo, gli americani che dovranno sudarsi gli ori anche nella velocità femminile. Veronica Campbell Brown potrebbe fare record con il terzo successo nei 200 metri. Anche qui si parla di leggenda.
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