Era tutto previsto senza la pretesa di essere maghi. Bastava rileggere il finale della stagione precedente, con la curva sud in sciopero e il Milan in balia di qualsiasi rivale. Era previsto, innanzitutto, che il clima tossico della contestazione, potesse provocare in questo Milan senza personalità e con le pedine decisive (da Leao a Pulisic, con l'aggiunta anche di Maignan nell'ultimo periodo) in grave crisi di rendimento, un black out collettivo, sull'onda lunga della sfida con l'Udinese e del viaggio disastroso a Reggio Emilia con il Sassuolo. Era previsto che lo stress fisico ed emotivo, riconoscibile sin dal riscaldamento di domenica sera, potesse comportare la scena inquietante dei due gol firmati dall'Atalanta in meno di mezz'ora raggiunti con facilità estrema: nessuna reazione, nessuna contromisura, nessun contrasto sulla palla viva in area. Era previsto che saltasse anche la lucidità così da guadagnare il cartellino giallo che avrebbe portato alla squalifica nel viaggio di domenica prossima a Genova dei diffidati Leao, Saelemaekers ed Estupinan, tre assenze che forse peseranno e magari si riveleranno soltanto come mancanza di alternative.
Non era invece prevista quella trasformazione degli ultimi 15-20 minuti, coincisa con l'ingresso di Nkunku, che avrebbe addirittura portato il Milan a sfiorare una clamorosa rimonta. Non era previsto che con un attacco a secco da tempo, più il ko muscolare di Pulisic, questo Milan dal gioco offensivo così povero potesse procurare una tale contabilità: due gol, più un palo e una traversa, e due occasioni davanti alla porta sprecate da Leao e Saelemaekers. Non era inoltre previsto che, a fine serata, con la curva svuotata e la contestazione proseguita sul piazzale, Allegri si assumesse la responsabilità del crollo documentato da due numeri (42 punti nel girone d'andata e 25 nel ritorno): "Siamo ancora noi artefici del nostro destino, se non dovessimo arrivare in Champions vuol dire che non ce lo siamo meritato!".
Previsto invece, ma in vistoso ritardo, il vertice dirigenziale convocato da Furlani ieri, presente anche Tare, per promuovere - così hanno fatto sapere - unità d'intenti. E forse previsto, in vista di Genova, anche un breve ritiro per sottrarre il gruppo squadra al clima di sfiducia collettiva. È un metodo antico che non porta risultati.
L'unica speranza per il Milan è quella di ripartire dai 15-20 minuti finali e ricavare dalla dimostrazione di forza fisica e tecnica la spinta per restare in corsa per la Champions. Non è facile, non è scontato. E non c'è da chiedere nemmeno chissà quale allegrata al tecnico perché le forze a disposizione sono quelle.