Un'Italia nelle mani (Buffon) e nei piedi (Gilardino) di due campioni del mondo 2006. Un'Italia che non è un paese per giovani nemmeno sul campo di calcio se è vero che, Colombia esclusa, la nostra è la Nazionale più vecchia delle prime 10 del ranking Fifa. È dunque l'Italia delle vecchie certezze e dell'«usato sicuro» più che delle forze nuove, anche se a passo di record e fra le prime in Europa (solo Olanda e Germania sono vicine al traguardo come gli azzurri) potrebbe staccare martedì il pass per Brasile 2014.
Cesare Prandelli ha messo da parte ogni progetto di innovazione tattica ed è stato costretto a rinviare il test dei nuovi azzurri (Insigne è stata l'unica eccezione a Palermo). Già in occasione della Confederations, il ct lasciò al collega Mangia i babies per l'Europeo di categoria. Non dimentichiamoci però che tre anni fa, dopo il Mondiale sudafricano, eravamo con le pezze al sedere. Oggi, pur senza brillare (ma le partite di settembre sono tradizionalmente indigeste per la nostra Nazionale), siamo già con un piede e mezzo in Brasile. Con la possibilità di creare il gruppo dei 23 - la corsa di fatto è già cominciata - in largo anticipo. Cominciando a «testare» i giovani, ad assistere a ritorni importanti (Pepito Rossi) o a uno sbocciare definitivo (dagli «inquieti» Osvaldo e Balotelli al Verratti forte di un anno in più all'estero).
Intanto il ct in vista della Repubblica Ceca convoca Pasqual e De Silvestri in luogo degli infortunati Abate e Antonelli, valuta nell'amichevole a Torino con il Pontisola (3-0, gol di Diamanti e doppietta di Osvaldo davanti a 2000 tifosi) il livello di condizione di chi non ha giocato con la Bulgaria, osserva il digiuno chiesto da Papa Francesco per la pace e incontrerà oggi con gli azzurri il ministro dell'Integrazione Kyenge.
Non tramonta mai l'Italia dei vecchi
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