Le intercettazioni pubblicate da Il Giornale, in cui Gioacchino Natoli, ex membro del pool antimafia, si riferisce al defunto giudice Paolo Borsellino stanno facendo discutere. Tra le frasi riportate c’è quella in cui Natoli dice:“O Paolo Borsellino, buonanima, era pure lui un grande coglione come me che aveva il grande maestro della massoneria col muro confinante e non se n'era mai accorto oppure Palermo è questa!!! […] picchì proprio, ci pinzava stamatina (Perché proprio ci pensavo stamattina ndr), dissi: è splendido! se io muoio i miei figli potranno andare a fare le conferenze nell'Anm alla pari di Manfredi Borsellino con capacità argomentative ben superiori a quelle di Manfredi! È chiaro? picchì iddu ppì ora che ave? u vantaggio che so patre murìu e iu ristavu vivu?! (Perché lui ha il vantaggio che suo padre è morto e io sono rimasto vivo ndr)”.
A intervenire è Sara Kelany, deputata di FdI e membro della commissione antimafia: “Le intercettazioni pubblicate da Il Giornale aprono un nuovo caso che coinvolge l'ex magistrato e senatore M5S Roberto Scarpinato e l'ex pm Gioacchino Natoli. I toni durissimi e scomposti usati nei confronti di Paolo Borsellino e della sua famiglia, con attacchi diretti anche al figlio Manfredi Borsellino, fanno rabbrividire”. A esporsi anche il senatore Salvo Sallemi, ora a capo del Comitato che si occuperà delle infiltrazioni mafiose nei partiti politici: “È necessario fare piena luce su tutta la vicenda, soprattutto su una strage che ha scosso l'Italia e le coscienze di tutti gli italiani. Elly Schlein e Giuseppe Conte condannino senza ambiguità quanto accaduto. Ogni minuto che passa non fa che aumentare l'imbarazzo per entrambi”.
A chiedere chiarezza anche il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri: “In conversazioni tra Scarpinato e Natoli vengono espressi giudizi nei confronti di Paolo Borsellino e dei suoi familiari, affermando che il figlio di Borsellino può fare conferenza all'Anm perché il padre era stato ucciso. Un linguaggio davvero incredibile.
Da queste conversazioni, frutto di un'attività investigativa della procura di Caltanissetta, si evince che nel triangolo telefonico Scarpinato-Natoli-Caselli, si è cercato di avviare una strategia di dura contestazione nei confronti della Commissione Antimafia. Perché tutta questa determinazione?“.