Quasi 40 anni dopo Calgary 1988, ci sono altri Quattro sottozero. Il bob e la Giamaica sono una garanzia ai Giochi Invernali. Così sul budello Eugenio Monti di Cortina d'Ampezzo, oggi (Tv alle 10 ed alle 12) la terra dei figli del vento proverà le sue nuove Cool runnings. L'equipaggio storico di Michael White che a Lillehammer 1994 aveva chiuso al 14° posto, ha lasciato il posto ad un altro poker da fiaba. Da Kingston al Cadore, Shane Pitter, Junior Harris, Tyquendo Tracey e Joel Fearon nelle heat di qualifica ha fatto segnare ritardi sotto i 2. Oggi si confronteranno anche con bob a 4 di Baumgartner, Mircea, Bilotti e Fantazziani. Tutti ad arginare lo strapotere tedesco su una pista che "è molto bella, lunga, sicura, dove è difficile fare un tempo buono", spiega Fabrizio Tosini, coach degli azzurri, ex bobbista olimpionico.
Capitan Pitter ascolta tutti i consigli, ma è serissimo: "Sto provando a vincere una medaglia, a fare di nuovo la storia". Se non sarà quella con la s maiuscola, sarà quantomeno la loro storia. C'era una volta un pescatore: così recita la carta d'identità di Shane, nato non lontano dalle spiagge dove Ian Fleming si immaginava e scriveva le prodezze di 007. Fra un dentice, un marlin e un reggae, Shane ha aperto anche un canale youtube sulla sua attività e si è studiato a memoria il film sui suoi leggendari predecessori. Servivano, però, tre compagni di squadra. Li ha pescati, letteralmente, sui campi di atletica all'ombra delle Blue mountains. Lui ed Harris si definiscono, senza giri di parole, sprinter mediocri, anche se il loro motto, mutuato da Bob Marley non poteva che essere: Get up, stand up, dont' give up the fight. Così, proprio come era stato per i primi ed autentici Quattro sottozero, i due si son dati da fare per cercare un altro paio di compagni disposti a non mollare.
Gli occhi li han messi per tempo su due pietre scartate dall'atletica che potevano diventar testate d'angolo nel bob. Così nel team finiscono prima Tracey, che sui 100 metri ha un personale di 996, Giochi e Mondiali, fra cui quella semifinale a Londra 2017, accanto ad un certo Usain Bolt, all'ultima corsa individuale della sua carriera. Stesso tempo in curriculum anche per Fearon che prima correva sotto la bandiera di Sua Maestà e per un disguido beffardo, si perse i Giochi di Rio 2016: "Non arrivai in tempo all'iscrizione". Brutta cosa per un centometrista. C'è da restar di ghiaccio.
E così lui si è reinventato. Del resto Pitter è sicuro: "Pesca e bob si somigliano: se ti muovi troppo, i pesci possono scappare". Lui ha insegnato loro a pescare. Si vedrà se sul ghiaccio sapranno gettare la loro rete.