Quel retroscena di Pirlo sull'Inter: "Ora via da questo manicomio..."

Nella sua autobiografia, Andrea Pirlo ha ricordato il suo addio all'Inter da giocatore: "Dissi al mio agente Tinti di portarmi via da quel manicomio"

Andrea Pirlo si sta prendendo pian piano la sua rivincita con i suoi detrattori dopo un inizio stagione balbettante sulla panchina della Juventus. Il primo titolo messo in bacheca, la Supercoppa italiana, la prima finale di Coppa Italia raggiunta, avendo eliminato l'Inter del grande ex Conte, la rincorsa in campionato sulle milanesi e gli ottavi di finale di Champions League alle porte: i bianconeri potrebbero anche conquistare il Triplete come fatto dall'Inter nel 2010 con José Mourinho in panchina.

Pirlo, da giocatore, ha vestito le maglie delle tre big del calcio italiano: Milan, Juventus e Inter e la prima indossata dal fuoriclasse di Flero fu proprio quella nerazzurra. Nel 1998, a 19 anni, fu ingaggiato dalla società di Massimo Moratti ma dopo una stagione incolore fu ceduto in prestito alla Reggina dove si consacrò in via definitiva. Tornò all'Inter ma a metà stagione tornò al suo Brescia e nel 2001 fu ceduto ai cugini del Milan diventando uno dei più grossi errori di mercato di tutti i tempi commesso dalla società nerazzurra.

Rimpianto nerazzurro?

Pirlo, nella sua autobiografia "Penso quindi gioco", ha ammesso come la sua avventura all'Inter sarebbe potuto essere molto differente se solo nella stagione 2000-2001 (disastrosa per l'Inter) l'esperienza di Marcello Lippi sulla panchina nerazzurra non si fosse conclusa in maniera frettolosa. "Lippi è il portatore sano di un'emozione che nessuno potrà mai strapparci di dosso, ma anche, per quanto mi riguarda, di un pensiero che a volte mi toglie un pizzico di serenità. Quando lo incontro, mi viene in mente questo: se fosse rimasto ad allenare l'Inter, probabilmente sarei diventato una bandiera di quella squadra", le parole al miele per l'ex ct azzurro.

L'esonero di Lippi da parte dell'Inter mise in seria difficoltà Pirlo che nella sua autobiografia ha ammesso la fede nerazzurra: "La mia carriera avrebbe preso una direzione ben precisa. Con lui in panchina sarei rimasto a vita in quel club, di cui ero tifoso da bambino. Un ultrà con il ciuccio. Il mio idolo incontrastato era Lothar Matthäus, giocava con il numero 10, faceva gol, trascinava i compagni, per me non esisteva nessuno migliore di lui".

L'arrivo di Marco Tardelli, con cui Pirlo vinse un mondiale under 21 con l'Italia, segnò la fine dell'esperienza nerazzurra di Pirlo all'Inter: "Ha cancellato un amore potenzialmente infinito. Volevo scappare, e l'ho fatto, grazie alla solita telefonata a Tinti: ‘Portami via da questo manicomio, mai più all'Inter, mai più. Trovami un'altra squadra, una qualsiasi’".

Segui già la pagina di sport de ilGiornale.it?

I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette.
Qui le norme di comportamento per esteso.