Del Potro, che ribaltone su Cilic L'Argentina sfata il tabù Davis

Sergio Arcobelli

La maledizione Coppa Davis è spezzata. Finalmente el pueblo argentino e il suo eroe Maradona, presente nella tribuna dell'Arena Zagreb, può festeggiare il tanto agognato titolo che era sfuggito nei quattro tentativi precedenti. Quattro finali e quattro sconfitte, nessuno aveva mai fatto peggio dei sudamericani.

Prima la batosta dell'81', contro gli Usa di un certo John McEnroe, poi le tre dannate finali perse in cinque anni: nel 2006 con la Russia, nel 2008 e 2011 contro la Spagna. Se l'Albiceleste può alzare per la prima volta l'insalatiera, il merito va ai due tennisti della doppia D, Del Potro e Delbonis, in grado ieri di rimontare dall'1-2 al 3-2.

La Croazia, comunque, deve mangiarsi le mani. Infatti, sopra 2 set a zero, il suo numero uno Marin Cilic aveva ormai il match in pugno. Neanche il più ottimista degli argentini avrebbe mai creduto alla remuntada. Nessuno tranne Juan Martin Del Potro, ormai abituato ai miracoli dopo le mille peripezie affrontate in carriera. Una carriera che stava per volgere alla fine nelle scorse stagioni per un polso maledetto che non voleva aggiustarsi.

Quasi sospinto da un'intera Nazione in attesa del suo primo trionfo, la volèe alta di diritto con cui Del Potro strappa il servizio all'avversario e porta a casa il terzo set è il segnale che la rimonta è possibile. Da lì in poi svolta il match e la finale. Cilic inizia ad annaspare, ad innervosirsi, accerchiato da una platea sempre più calda. L'atmosfera congeniale per il sangue caliente degli argentini, che amano questo tipo di battaglie. Del Potro, rinfrancato dalla conquistato del terzo set, trascina gli argentini al 2-2 e lascia il testimone a chi aveva fatto penare Cilic all'esordio di questa Davis, ovvero Federico Delbonis. L'istintività e la verve del neo entrato riesce ad avere la meglio sulla passività del 37enne lungagnone Ivo Karlovic, apparso non a suo agio in un contesto elettrico come quello della Davis. Così Delbonis, come aveva fatto contro Fognini a luglio, è ancora una volta l'uomo decisivo dell'Argentina.

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