"È proprio Caputo l'uomo che cerca il ct"

Parola di Boninsegna: "Azzurro a 33 anni perché il nostro calcio è malato"

Chissà se nel vederlo segnare al debutto in nazionale, a Onofrio Colasuonno sarà tornato in mente quel pomeriggio di 18 anni fa in cui "salvò" la carriera di Ciccio Caputo. Il bomber del Sassuolo voleva lasciare il calcio per affiancare il padre come muratore e l'allora tecnico del Toritto (formazione di Promozione pugliese) lo convinse, con la regia di mamma Filomena, a non smettere di inseguire il sogno del pallone. Scelta azzeccata, visto che ora Ciccio - nonostante i 33 anni suonati - non smette più di segnare e dopo la rete alla Moldova di settimana scorsa si è candidato per una maglia azzurra a Euro2020.

Peccato soltanto che sia arrivato nella massima serie a 31 anni, dopo una lunghissima gavetta partita appunto dal Toritto con le tappe di Altamura (Eccellenza) e Noicattaro (lo sbarco nei professionisti a 21 anni su intuizione di Daniele Faggiano) propedeutiche al passaggio in B al Bari. In biancorosso l'ha svezzato un certo Antonio Conte, che l'ha sempre descritto come uno degli attaccanti più forti allenati, tanto da rivolerlo a Siena e aver pensato a lui come quarta punta per l'Inter. Il Sassuolo (pronto il rinnovo del contratto fino al 2023) però quest'estate ha fatto muro. Meglio così per Ciccio che da titolare vuole infrangere nuovi record e tenersi stretta la maglia azzurra. Gli stessi colori dell'Empoli, la svolta della sua carriera a 30 anni. Prima la cavalcata trionfale dalla B alla A (capocannoniere con 27 centri) poi l'affermazione nella massima serie con 16 sigilli e il passaggio al Sassuolo per 7,5 milioni.

Intuizioni vincenti dell'agente Gaetano Fedele che nei giorni scorsi l'ha accostato a Totò Schillaci e di lui dice: «Ciccio ha l'entusiasmo e la fame di un ragazzino. I 33 anni sono solo sulla carta di identità, per come sta fisicamente è come se ne avesse 23. La sua è una storia bellissima, è partito dalla Promozione ed è arrivato in nazionale a suon di gol, senza mai mollare. Rappresenta un esempio per tanti giovani». E il bello deve ancora venire. Cresce infatti il partito che lo vorrebbe titolare con l'Italia. A sponsorizzarlo il totem Roberto Boninsegna (vice Campione del Mondo a Messico 1970) che non lesina una stoccata ai dirigenti del mondo del pallone: «Veder arrivare Caputo in azzurro a 33 anni fa parte delle stranezze del nostro calcio, dove si preferiscono mediocri stranieri sconosciuti ai ragazzi di talento delle categorie inferiori. Chi seguiva la B conosceva da anni le doti dell'attaccante pugliese, che nella massima serie ha dimostrato di essere ancor più letale. Bastava puntarci. Ciccio merita un posto in questa nazionale e per caratteristiche si sposa alla perfezione con il 4-3-3 di Mancini. Può essere il 9 giusto per l'Europeo. Immobile e Belotti sono molto bravi, ma rendono di più con un'altra punta al loro fianco, mentre Caputo può fare benissimo sostenuto da due esterni come accade a Sassuolo con Berardi e Boga».

Ripensare oggi a quel pomeriggio in cui Ciccio stava per appendere gli scarpini al chiodo, fa sorridere. Così come è diventato ormai vintage il coro dei tifosi «Gioca bene, gioca male: Ciccio Caputo in nazionale». Meglio brindarci su, magari con la Birra Pagnotta di cui è produttore insieme a Biagio Tricarico, sognando le notti magiche europee. L'Olanda, avversaria domani degli azzurri, è avvisata...

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Commenti

ruggerobarretti

Mar, 13/10/2020 - 11:50

Vado fuori tema: ma al Giornale non si e' accorto nessuno che domenica Rafael Nadal ha vinto il suo 13 Roland Garros su 15 partecipazioni. La considerate impresa irrilevante evidentemente. Be' non lo e', e' una cosa che trascende le leggi dello sport, altro che ricerca del centravanti.