Davide Nicola ha rivitalizzato la Salernitana e adesso crede in un'incredibile salvezza

Il tecnico ha resuscitato un club dato per spacciato e ora intravede la salvezza: non è certo la prima volta per lui

Davide Nicola guida la Salernitana verso un'insperata salvezza
Davide Nicola guida la Salernitana verso un'insperata salvezza

C’è un vecchio film di Woody Allen in cui il protagonista, un certo Sam, passa da una relazione malandata all’altra senza affliggersi mai. Lui ci prova sempre, anche se le storie sono in salita, perché sa che il suo personalissimo miracolo potrebbe compiersi ad ogni successivo appuntamento. Forse le squadre di calcio non assomigliano esattamente alle storie d’amore. Di sicuro ci vanno molto vicino.

Per lui funziona da sempre così: se la strada viene giù liscia come un balsamo che districa i problemi in automatico, non c’è molto di cui divertirsi. Davide Nicola ha quasi cinquant’anni e l’espressione spigolosamente autentica di chi ha preferito contusioni e boccate avide d’ossigeno, perché la visuale è impagabile se te la sei guadagnata a spintoni. Come adesso, a Salerno, dove si intravede una cima che sembrava un pensiero insolente fino a qualche settimana fa.

Nicola è a tutti gli effetti un irredimibile correttore di destini avversi. Un fabbricatore di miracoli ambulante. Un giorno trilla il telefono e ti raccontano che dovresti trarre in salvo il Crotone: sembra una missione implausibile anche soltanto a immaginarla. Lui invece sorride dall’altro capo della cornetta, perché le difficoltà sono il suo ecosistema. Lo esaltano e lo confortano allo stesso tempo. Riaggancia, resuscita un club sconfortato e poi parte in pellegrinaggio in bicicletta fino a Torino, come aveva promesso. Perché un altro connotato premuto forte nella genetica di Davide è la lealtà.

Su due ruote, in mountain bike, il 14 luglio 2014 viaggia anche Alessandro, il figlio quattordicenne. La strada è sgombra e assolata, nel centro di Vigone. Non sembra proprio uno di quei giorni in cui potresti morire. Il fato però fa spallucce quando provi a chiedergli spiegazioni. Un autobus di linea aggancia e risucchia il corpo del ragazzo. La botta stavolta non la puoi assorbire mai. Certi lividi assomigliano a fiumi carsici con cui tocca convivere. Quel che resta è una gigantesca spinta interiore, di cui avresti fatto a meno tutta la vita.

Nel frattempo le voci sul suo peculiare talento mettono gambe veloci su cui viaggiare. Prima lo chiamano a Udine, poi a Genova e Torino. Ovunque rivitalizza morali affranti e rimpingua classifiche che basculano sul ciglio dello profondo. Fino a Salerno. Fino all’ultimo, formidabile, gioco di prestigio. Quando Sabatini gli chiede di salire a bordo, come sempre non ci pensa due volte. Un altro cubo di Rubik da decodificare, esattamente come piace a lui. Demiurgo a domicilio, Nicola rivitalizza Verdi e rende Djuric quanto di più vicino ad un cannoniere. Disincrosta Fazio e valorizza Ederson, per cui sono già pronte montagne di petroldollari. Con lui l’Arechi torna a sobbollire.

Alzi la mano chi avrebbe puntato una lira sul pareggio di ieri a Bergamo (senza contare la vittoria soltanto lambita). Sette punti nelle ultime tre hanno spinto più in là lo scivolo fetido che conduce alla retrocessione. Pensare al miracolo non è più una di quelle fesserie di cui pigolare con disinvoltura in un bar.

Specie se si scruta la classifica: il recupero con il barcollante Venezia, lo scontro diretto interno contro il Cagliari, le sfide all’Empoli e all’Udinese.

Abbastanza per essere autorizzati a sperare, perché - in fondo - le pianure docili non sono mai state una bottega di emozioni. Così, se non è chiedere troppo, provaci ancora, Nicola.

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