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Quando Ferlaino comprò Maradona senza avere i soldi

La surreale impresa del patron è rimasta incisa negli annali: la busta vuota depositata in Lega, il Banco di Napoli in soccorso e gli intellettuali in rivolta

Maradona e Ferlaino insieme
Maradona e Ferlaino insieme

Si gratta quella nuca stempiata e lucida, scrutando il suo direttore generale quasi volesse cavarne l’anima. Antonio Juliano risposte non ne ha, però avanza supposizioni interessanti. Hanno appena telefonato al Barcellona per concordare un’amichevole. La cornetta è ancora calda. Quegli altri hanno risposto di sì, però poi c’è stata come una crepa conficcata tra le corde vocali. “Veniamo, ma Maradona sta male, non ci sarà”. Corrado Ferlaino adesso pare fissare il vuoto. È assorto, smarrito dentro a dedali di pensieri aggrovigliati. Poi si desta d’un tratto e la mano sbatte sul tavolo. “È una fesseria, hanno litigato!”, emette la sentenza.

È il secondo tempo di una folle rincorsa cominciata involontariamente qualche settimana prima. Il patron del Napoli si trova appollaiato in tribuna a Zurigo per assistere a Italia – Germania. All’intervallo il presidente federale, Sordillo, va lì a stuzzicarlo davanti ai giornalisti. “Ma tu che fai? Non compri mai nessuno ogni anno? Non ti rinforzi mai?”. E Ferlaino, tronfio: “Certo che sì, compro Maradona”. Grasse risate generali. A dire il vero sghignazza pure lui. Troppo impossibile per sembrare vero. Fino a quella telefonata.

Il dubbio che galoppa suggerisce di avanzare un’offerta. Troppo bassa: i catalani confessano di essere stati colti sul fatto, ma per il loro asso pretendono non meno di 13 miliardi delle vecchie lire. Cifra esorbitante per il tempo, sparata con la persuasione intima che il Napoli quei soldi non li pagherà mai. E infatti Ferlaino, i soldi non ce li ha. Anche se, a loro, dice che non c’è alcun problema.

Rotella del telefono che gira di nuovo in tondo, stavolta a comporre il numero di Enzo Scotti, il sindaco. Quello gli dice che il Comune ci può fare ben poco, ma che forse ha un altro numero di uno che fa al caso suo. L’allusione porta dritta alla bocca larga e all’occhio guizzante di Ferdinando Ventriglia, il presidente del Banco di Napoli. I due confabulano fitto. Ventriglia gli dice di andare a trovarlo. Nel frattempo Juliano tesse con il Barcellona: accettano un pagamento diluito in tre anni, ma pretendono una fideiussione bancaria. Quello che pareva un miraggio improvvisamente inizia a materializzarsi. Ventriglia la concede, dicendo a Ferlaino di andare a ritirarla di domenica mattina.

L'ultimo giorno utile

Quel giorno la notizia deflagra in ogni vicolo della città. I giornali si sollevano, assieme a stuoli di intellettuali, per rintuzzare aspramente la scelta di pagare così tanto un calciatore. Il peso dell’opinione pubblica potrebbe far saltare il banco. Qui entra però in scena la buona sorte che, sovente, accompagna l’audacia. Ventriglia quel giorno si alza soltanto a mezzogiorno e quando inizia a umettarsi l’indice con la punta della lingua per sfogliare i giornali sobbalza sulla poltrona. È troppo tardi però. Ferlaino è già passato di banca alle nove e adesso è in volo verso Barcellona con la fideiussione sventolante. Notizia che rischia di procurare un colpo apoplettico a Ventriglia che, narrano i bene informati, si lancia in un infruttuoso inseguimento per riprendersi il prezioso documento.

La politica, comunque, è tutta con Ferlaino: “All’epoca – ha recentemente ricordato – la Campania esprimeva i ministri ed i sottosegretari. Loro con me andavano d’accordo”. Dunque è fatta, o quasi. L’accordo con i catalani è inciso nella pietra, ma devono ancora essere espletate le procedure di rito in Lega Calcio. Ferlaino c’è andato l’ultimo giorno utile (siamo al 30 giugno), a margine di una trattativa infinita. Quando arriva a Milano non ha ancora i soldi in tasca. Tantomeno il contratto firmato da Maradona. Allora fa l’unica cosa pensabile per non sbriciolare il sogno: bluffa. In Lega deposita una busta vuota, poi corre verso un altro aereo. Fa firmare El pibe de Oro, quindi torna in Italia a notte fonda. Di nuovo Milano, di nuovo la Lega Calcio. A una guardia giurata dice di avere consegnato un documento sbagliato. Si fa incredibilmente aprire e scambia le buste. Touché.

La storia viene fuori in fretta, ma il calcio italiano pare rifiutarsi di crederci. Il 5 luglio 1984, circa un mese dopo la boutade di Zurigo, Ferlaino presenta Maradona al San Paolo. Pare un sogno lucido. La realtà sarà anche molto meglio di così. Lui ancora non può saperlo: si gratta la nuca di nuovo, sorridendo davanti alla marea del San Paolo con una bocca che pare Ventriglia. Stavolta il prurito è di felicità.

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