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Quattro Ct e una ricetta: si vince coi giovani

Mancini al pallavolista De Giorgi "invidia" i 2 trionfi e i club con tanti baby. Campagna: "I vecchi per proteggersi, ma...". Pozzecco: "Dare spazio ai 18enni"

Quattro Ct e una ricetta: si vince coi giovani

Siamo ancora ai vertici europei negli sport di squadra più popolari. Negli ultimi 20 anni solo Spagna e Serbia hanno ottenuto più podi di noi nelle grandi manifestazioni internazionali. «Abbiamo i migliori tecnici al mondo», così Gianni Petrucci, presidente della Federbasket, organizzatore del seminario «Allenare l'azzurro» al Coni, presenti il presidente Malagò e il segretario generale Mornati. «Le medaglie sono importanti ma i valori come quello della maglia azzuura precedono i risultati», la sottolineatura del ministro dello sport Andrea Abodi.

La ricetta per continuare a vincere è semplice: far giocare i giovani. Il mantra che ripete da tempo il ct dell'Italia del calcio Roberto Mancini, ospite insieme ai colleghi De Giorgi (pallavolo), Campagna (pallanuoto) e Pozzecco (basket). E proprio al primo si rivolge con un pizzico di «sana» invidia: «Sono rimasto estasiato, lui ha puntato sui giovani e ha vinto l'Europeo (e poi il Mondiale l'anno dopo, ndr). Per quanto riguarda il calcio è più difficile, va cambiata la mentalità, dando loro più fiducia e possibilità di sbagliare. Ci sono gli Under 21 che finiscono il loro ciclo a 23 anni e che ancora non giocano in prima squadra».

A spezzare una lancia in favore di Mancini, però, è lo stesso De Giorgi: «I ct del calcio hanno pochissimo tempo per lavorare. Noi almeno l'estate possiamo farlo molto di più e quando sono entrato il mio dubbio era se fare una squadra per l'europeo che avesse già prospettive o iniziare un ciclo nuovo perché noi allenatori viviamo il paradosso del risultato e della programmazione assieme. Ma è sbagliato collegare la parola rischio alla parola giovane». E alcune volte «c'è anche l'idea sbagliata che far giocare un "anziano" ci protegga - ha aggiunto Campagna, il ct dei quattro più longevo con i suoi 14 anni sulla panchina del Settebello -. Per forza di cose ho dovuto affrontare tre ricambi generazionali». Secondo Pozzecco «i diciottenni andrebbero considerati a tutti gli effetti idonei per il nostro sistema sportivo, la Nazionale poi non è più una selezione ma forzatamente deve essere una squadra che sia anche una famiglia. Per me è indispensabile vivere in un contesto goliardico, che non vuol dire avere scarsa professionalità».

Calendari sempre più intasati («un problema serio perchè il tempo di allenarsi è sempre meno», così Mancini mentre De Giorgi parla di una «federazione internazionale che non ci ascolta»), ma anche l'importanza cresciuta dello staff. «Io ho anche un pedagogista, sono come organi del corpo, ognuno con le sue funzioni esercitate in maniera indipendente», ha detto il ct del volley. «Serve coesione e compattezza, io dopo Rio chiesi un aumento di stipendio per i miei collaboratori, non per me», la precisazione di Campagna. Poi la battuta di Pozzecco: «Ho un modo per gratificare gli uomini del mio staff: mi faccio espellere spesso...». Sottolineando poi un altro fattore: «Per vincere con la Nazionale ci vuole anche fortuna, penso ai Giochi di Atene 2004 quando ai quarti trovammo Portorico e non una squadra più forte...». Appuntamento alle prossime medaglie.

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