È il leoncino delle Fiandre, ma è stato anche per due volte il re delle Ardenne. Un Fiandre nella corsa che più ha amato, due Liegi per essere amato dove sono abituati ad amare per sempre. Michele Bartoli, 56 anni, è un belga di Montecarlo di Lucca. Ha sempre avuto una venerazione per quelle corse, per quelle strade, vuoi che siano muri, ma anche côte e pavé. Nato per un certo tipo di corse, si è sempre sentito gladiatore, un uomo da ciclismo estremo, nonostante oggi sia un uomo che non cerca le luci della ribalta, ma l'equilibrio di una vita normale tra le mura di casa, davanti al suo computer a stilare programmi di allenamento personalizzati.
Come è stata la Liegi del '97?
"È arrivata al termine di una corsa tirata e culminata in un battibecco con Jalabert. Siamo nelle battute finali, gli chiedo il cambio, lui si rifiuta e mi sussurra: io ho già vinto. Sono partito con una cattiveria che non pensavo neanche di possedere e lo lascio lì. Solo dopo, però, parlando con lui ho capito che avevo interpretato male le sue parole: quel io ho già vinto significava semplicemente ho vinto tre giorni fa la Freccia Vallone, io sarei anche a posto, ora tocca a te, se ce la fai. Insomma, a distanza di tempo devo anche ringraziarlo".
Il bis l'anno successivo
"Come l'anno prima mi muovo sulla côte de la Redoute. Resto con i migliori. Il solito Jalabert, poi Gianetti, Massi e Casagrande, Vandenbroucke, Peron, Dufaux e Boogerd. Sulla Côte de Saint-Tillman, rispondo ad un allungo violento di Jalabert. Lo raggiungo e lo supero di slancio: resto da solo. Mi godo gli ultimi 20 chilometri con un piacere immenso".
Adesso fa il preparatore
"Ho quasi trenta corridori, passo le mie giornate davanti al computer ad elaborare dati, fare programmi o video-call: mi piace un sacco".
Ha ancora tanti tifosi in Belgio?
"Chi vince quelle corse, in Belgio o in Olanda, è considerato davvero alla stregua degli Dei".
Come preparatore trasmette ai suoi assistiti anche la sua proverbiale cazzimma?
"Non potrei fare altrimenti. Io adoro Evenepoel: in lui mi ci rivedo anche. Grande temperamento. Grande carattere. È un predatore: come è giusto che sia".
Qualche altro corridore che le piace?
"Van Aert. È molto diverso da Remco, ma ha grande classe".
E Pocagar?
"Lui è di un altro pianeta, fa quello che tutti sognano di fare, ma per gli altri restano sogni".
E oggi alla Liegi come finirà?
"C'è Tadej e poi si lotta per i piazzamenti sul podio. Evenepoel, Pidcock, Seixas questi sono i più accreditati a stare lì con il fenomeno sloveno. Se Tadej sta bene, è ingiocabile".
In Italia mancano i talenti?
"Non tutti nascono Pogacar, Evenepoel o Van der Poel. Gli altri vanno accompagnati e anche aspettati.
Bisogna avere pazienza: il ciclismo italiano ha qualcosa di buono che sta venendo fuori. Guardate Pellizzari, guardate Finn: sono ragazzi molto interessanti e dietro di loro c'è una nuova generazione che sta crescendo".TV: ore 13 (Rai Sport, Rai2 ed Eurosport)