Salernitana in A, ma Lotito deve venderla

Campani promossi dopo 23 anni, il patron obbligato a cedere in 30 giorni

Salernitana in A, ma Lotito deve venderla

Il 1998 calcistico racconta della Francia di Zidane sul tetto del mondo, del fallo di Iuliano su Ronaldo in Juve-Inter, ma anche della finora ultima promozione della Salernitana in A. Un digiuno durato 23 anni e interrotto nel pomeriggio di ieri, dopo una stagione cadenzata da Covid, infrasettimanali e recuperi. E polemiche, come quelle per il 3-0 a tavolino sulla Reggiana a ottobre nel rinvio non concesso agli emiliani. O paure, come quelle generate dalle bombe carta esplose sotto l'hotel del Monza prima dello scontro diretto del primo maggio. Oppure vergogne, come quelle dell'aggressione alla figlia del salernitano Grassadonia, mister del Pescara, che proprio ieri ha giocato il turno decisivo contro Gondo e compagni ricevendo l'abbraccio solidale di tutti i giocatori campani. Ma anche rimonte, raccontato dal 2-1 maturato dal 92º in poi contro il Venezia, a metà aprile. O, di più, quello deciso dal rigore di Tutino al minuto 96 a Pordenone, il 4 maggio.

La Salernitana doveva andare in A. Era nel suo destino. Lo racconta con ironia la storia degli ultimi 8 mesi: pomeriggio di ieri, minuto 22, Ranieri lascia il campo in Spal-Cremonese. Nonostante l'1-0 finale, per i ferraresi e il gioiellino dell'Under 21 addio a sogni di A. Proprio in quei secondi, all'Adriatico, Anderson va sul dischetto e segna lo 0-1 della sua Salernitana, che poi ne farà altri due con Casasola e Tutino per lo 0-3 che coincide con il ritorno nella massima serie. E dire che Ranieri, a settembre, era stato convinto dai tifosi granata a desistere dal trasferimento a Salerno che sembrava cosa fatta: «Sei troppo forte per venire qui», e giù pallonate di proteste contro la società. La stessa che ora, vinte con i risultati le contestazioni di inizio anno della tifoseria, si trova però costretta a vendere entro 30 giorni al miglior offerente. L'incompatibilità di Lotito, già patron della Lazio, non è sanabile dalle norme della Figc.

Preoccupazioni che non toccano la famiglia Berlusconi, costretta ad attendere i playoff per vedere saldato il suo di conto con il destino. Perché il Monza, acquisito in C e portato da neopromosso al terzo posto finale, in A deve andarci. Quantomeno per una società che non ha mai fatto mistero delle proprie aspettative. E che ieri, proprio sino al rigore trasformato da Anderson a Pescara, nutriva la speranza di un sorpasso all'ultima curva. Del resto, mentre i biancorossi giocavano con un Brescia a caccia di punti playoff, le notizie che arrivavano dal Cornacchia raccontavano di un palo degli abruzzesi nel primo tempo, con Ceter. Il Monza, nel frattempo, aveva già preso la prima delle due traverse colpite da Frattesi. Peccato però che nel frattempo fosse arrivata, dopo un'ora esatta di gioco, l'espulsione di Bellusci per somma di gialli. Monza in 10, Salernitana in vantaggio poco dopo, e il sogno di promozione diretta finito lì. Il Brescia sarebbe passato con un gol di Ayè che ha ricordato un po' quello di Inzaghi con il Liverpool nel 2003, vista la deviazione fortuita su tiro di Jagiello. Al 34', Mangraviti avrebbe poi chiuso il conto per lo 0-2 finale. Monza ai playoff da terza e destinata a sfidare nel secondo turno proprio la vincente di Cittadella-Brescia in programma giovedì. Nell'altro accoppiamento, il Lecce, quarto, attende una tra Venezia e Chievo. Il Cosenza (battuto dal Pordenone), retrocede direttamente in C insieme a Reggiana, Pescara ed Entella. E il destino, sarcastico, ancora una volta si ride su.

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