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"Se sogno in grande penso ai 2 ori di Jacobs nella stessa Olimpiade"

Nel '48 dallo skeleton 1° oro azzurro. Oggi a 70 anni dai Giochi di Cortina, la fiamma è in città. Parla Valentina Margaglio

"Se sogno in grande penso ai 2 ori di Jacobs nella stessa Olimpiade"
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La fiamma olimpica torna a Cortina proprio nel giorno che la lega alla sua storia più gloriosa. Era il 26 gennaio 1956 quando l'accensione del braciere aprì i Giochi invernali che segnarono un'epoca. Settant'anni dopo, lo stesso fuoco attraversa di nuovo la conca ampezzana, simbolo di continuità e di una sfida che guarda a Milano-Cortina 2026. Su quella pista che profuma di memoria e futuro, la Eugenio Monti, tra pochi giorni volerà anche Valentina Margaglio. Trentadue anni, di Casale Monferrato, prima italiana a salire su un podio di Coppa del Mondo di skeleton. Uno sport estremo, a testa in giù e a quasi 140 all'ora. E una certezza: l'Olimpiade non è più un miraggio.

Valentina, cosa le viene in mente quando pensa ai Giochi?

"Vincere. Gareggiare in casa è un vantaggio e vogliamo sfruttarlo. Questa pista è la nostra occasione. Fino a poco tempo fa sembrava un'utopia, oggi no".

Sogno legittimo?

"Ci credo davvero. Se sogno in grande penso a Marcell Jacobs, due ori nella stessa Olimpiade. Noi abbiamo due gare, individuale e mista. Sarà durissima, ma non impossibile".

Nino Bibbia, primo oro olimpico italiano, è un riferimento?

"Certo. Voglio dare allo skeleton la dignità che lui ha dato al suo sport. A modo mio sto lasciando un segno".

Buttarsi a faccia in giù è coraggio o follia?

"Non è pericoloso, ma non è per tutti. Servono adrenalina e controllo. È tecnica pura. E non è uno sport da bambini: in Italia sotto i 14 anni non si può praticare".

Ama la velocità?

"Paradossalmente no. In macchina vado piano".

E allora?

"La vera difficoltà è che non abbiamo freni. Quando si parte, si parte".

Ha mai avuto paura?

"All'inizio sì. Quel timore serve a restare lucidi: se sbagli traiettoria ti ribalti. Non puoi mollare mai, neanche un centimetro di curva".

Le prime discese?

"Brividi più per il freddo che per la velocità. A Lillehammer mi sono data una settimana per decidere se continuare".

Il passato nell'atletica l'ha aiutata?

"Tantissimo. La partenza è come un cento metri. Chi spinge forte fa la differenza".

Il suo idolo?

"Serena Williams. Mi piace l'idea dell'atleta completa, non mitizzata, con una vita normale".

La famiglia?

"Papà Francesco, mamma Beatrice dalla Costa d'Avorio, un fratello più piccolo e due sorelle più grandi. Papà faceva volontariato, così è iniziata la nostra storia".

È molto attiva sui social: perché?

"Vorrei che una bambina dicesse: voglio fare skeleton come Valentina Margaglio. Il nostro è uno sport poco conosciuto, ma spettacolare".

E il canto? Lady Gaga non l'ha portata al successo

"Provino a X Factor: paura del palco, dimenticato le parole, improvvisato in inglese Meglio il ghiaccio: lì so gestire ansia e adrenalina".

Il fidanzato Andrea Gallina è anche il suo allenatore.

"È il migliore. Allenamenti durissimi, precisione assoluta. Ha costruito anche un pistino di spinta a Robbio, in provincia di Pavia. E sì, me lo porto dietro pure a casa".

Dopo tutto questo, è cambiata?

"No. Solo più consapevole: essere la prima apre una strada. Questo è il mio orgoglio".

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