di Marco Lombardo
Rosso fuoco, è il colore del suo sorriso. L'ultimo dritto sulla riga, l'incertezza, le mani alzate, poi sul cappellino e infine sul cuore: così è il finale di una giornata italiana che ha riannodato un filo perso 50 anni fa. "Non ho giocato un tennis perfetto", ma chissene importa: da Panatta a Sinner è cambiato il mondo, l'abbraccio paterno di Adriano chiude il cerchio. Jannik ha vinto, davanti al presidente Mattarella, davanti a tutti noi: parte il tappo, è stata una giornata champagne.
Eccola: all'inizio era il silenzio. Strano ma vero, anche se in una partita di tennis dovrebbe essere normale. Ma era un silenzio diverso, quasi da tagliare a fette, perché una giornata così a Roma non si era più vista dai tempi di A-dri-a-nooo. E quel ricordo, invece, è legato a una baraonda pazzesca. Lui ieri era lì, quasi paonazzo in tribuna, di ritorno finalmente al Foro. E se poi andasse male? Hanspeter e Siglinde erano quasi paralizzati dalla tensione, la mamma con in mano un fazzolettino già pronto all'uso, così agitata che all'ultimo punto si coprirà gli occhi. Il sorriso di Mattarella era l'unico soffio di ottimismo. La gente, intanto, tremava. Eppure c'era il sole.
Certe leggende diventano tali solo attraverso momenti da brivido, e che dire allora quando Jannik si ritrova subito 0-2, bloccato anche lui da un'ansia impossibile da ignorare. Ruud in questi ultimi tempi è andato a ristudiare a casa Nadal, nella sua Accademia: arrivato quasi al numero uno del mondo nel 2022, è poi sparito in un anonimato pendant col suo stile low profile. Ma è un ottimo giocatore e aveva anche un piano, differente dalle altre quattro volte in cui ha incontrato Sinner e ha perso senza mai vincere un set. Palla alta e morbida, troppo perché Jannik potesse appoggiarsi furiosamente; e poi, al momento giusto, il dritto micidiale. Tutto bello, ma breve: Simone Vagnozzi si alza in piedi e basta uno sguardo perché ci sia subito il controbreak. E quindi, sul 4 pari, Sinner passa alla smorzata: ne fa tre quasi di fila, Ruud si impantana nella terra rossa, la partita è praticamente finita, il secondo set è quasi una conseguenza. Giusto il tempo di mettere a posto il servizio: finisce 6-4, 6-4 e non è neanche il Sinner migliore, lo ha detto anche lui. Ma basta per entrare nella Storia di Roma.
Il sesto consecutivo, record assoluto, è l'ultimo Masters 1000 che gli mancava, come Djokovic ma prima di Djokovic (24 anni contro 31); il terzo in serie sulla terra è come Nadal; le 34 vittorie di fila nei tornei top è come nessuno. Ma non è questo il punto. Lo sport vive di emozioni, e questa giornata è di quelle che valgono più di qualsiasi statistica. Vale insomma di più questa giornata perfetta, che è un romanzo meraviglioso. Il Capo dello Stato che lo premia, Panatta lì sul palco che 50 anni dopo gli passa il testimone, l'abbraccio appunto che è la fotografia che tutti volevano.
Poi oggi si ricomincia, perché Adriano il quel 1976 vinse anche il Roland Garros, e come dice sempre "la felicità dura solo due secondi". Già, caro Jannik, è stato meraviglioso, ma il tennis non aspetta: è già tempo di pensare a Parigi.