Il primo atto della semifinale di Coppa Italia fra Como e Inter finisce 0-0, il primo in stagione per i nerazzurri, al secondo pareggio in 41 partite. Tanto rumore per nulla e molta delusione, perché non dirlo? Qualche sprazzo e poche emozioni. Il pareggio fa comodo all'Inter, che fra un mese e mezzo giocherà il ritorno in casa, presumibilmente già con lo scudetto virtualmente sul petto e sarà quindi libera di schierarsi nella sua versione migliore, ma lascia sperare anche il Como, che a San Siro potrà giocare in uno scenario tattico più favorevole.
Una partita a scacchi prima che di pallone, con gli allenatori che per scelta (Fabregas) e per forza (Chivu) cambiano gli abituali canovacci. Il Como con la difesa a 5, centrocampo folto e senza centravanti fino a 5 minuti dalla fine, Vojvoda esterno con licenza di offendere, almeno nel primo tempo funziona molto meglio dell'Inter, che per la prima volta in stagione rinuncia a un attaccante (per avere un cambio nel st e per averne 2 sani nel derby) col risultato che Esposito è costante ostaggio di Ramon e Diego Carlos, anche perché Diouf e Frattesi, che dovrebbero aiutarlo, non trovano mai la posizione. La sua partita dura meno di un'ora, senza un tiro, senza uno dei colpi che ha nel curriculum.
Chivu cambia 10 pedoni rispetto alla vittoria sul Genoa (il superstite è Carlos Augusto, da vice Bastoni a vice Dimarco) e parte con 3 soli titolari di quelli che domenica cominceranno il derby (Bisseck, Bastoni ed Esposito). Da capire se Bonny recupererà per la panchina, ma visto qui, l'esperimento a punta unica è difficilmente replicabile, perché snatura giocate che la squadra ha dentro da troppi anni, riserve comprese.
Lo 0-4 di dicembre in campionato suggerisce a Fabregas anche di limitare l'aggressione alta che caratterizza il gioco del Como, quando invece questa l'Inter, senza alcuni dei palleggiatori migliori lascerebbe spazio. Bastoni, alla seconda trasferta dopo il fattaccio, sommerso di fischi come nella prima (Lecce). Il rischio concreto è che ci debba fare l'abitudine.
Pep Martinez bravo su Alex Valle nel primo tempo e dallo stesso graziato in apertura del secondo, quando sbuca dietro l'impalato Acerbi per poi calciare fuori da 3 metri e a porta spalancata. L'occasione più grande della partita, anche più del palo colpito da Darmian dopo 12 secondi della ripresa, da posizione impossibile, un destro che nemmeno Dimarco col sinistro. Il Soldatino sarebbe stato molto utile a Chivu, che poco alla volta sta recuperando Dumfries, mezz'ora abbondante anche stavolta.
Due lampi in avvio di secondo tempo e poi tanto ruminare calcio a velocità ridotta, che il primo al confronto è stato divertente.Minuto di silenzio e lutto al braccio per le due squadre, entrambe allenate da Rino Marchesi negli Anni 80. Chissà se si sarebbe divertito.