È un Tour da impazzire. Pogacar all'ultima tappa castiga l'amico Roglic

Il 21enne sloveno cresciuto da Saronni e Colnago fa tutto da solo e beffa il connazionale nella crono

È un Tour da impazzire. Pogacar all'ultima tappa castiga l'amico Roglic

Alla fine, sul più bello, su quella piana delle Belle Ragazze, Primoz Roglic non spicca il volo, ma molto più semplicemente salta, nel senso che perde tutto in un colpo solo. E sempre lì, dove gli italiani hanno vissuto momenti magici, con Nibali in giallo, con Aru in tricolore, un anno fa con Giulio Ciccone che di giallo si vestì anche lui, l'altro sloveno, Tadej Pogacar, quello più giovane e dotato, si prende tutto: tappa, maglia e Tour.

Vince sulla piana degli italiani, lui che all'Italia e agli italiani qualcosa deve. Scoperto da Andrej Hauptman, segnalato da Fabrizio Bontempi a Giuseppe Saronni, il manager lombardo l'ha immediatamente messo sotto contratto fino al 2024. Saronni e Colnago l'hanno tirato su con pazienza e attenzioni, in un team che batte bandiera degli Emirati Arabi, ma che parla la lingua di Dante, oltre che l'inglese, e che ha la propria sede europea a Magnago, a due passi dalla Malpensa. «Questo ragazzo è forte in tutto, non ha punti deboli ci dice Saronni -. Va benissimo sul passo, ha un buon spunto veloce, ed è fortissimo in salita e a cronometro».

Piange lacrime di gioia Ernesto Colnago, che a 88 anni festeggia l'ennesima vittoria al Tour. «Ne ho vinti qualcuno con Merckx - ci dice -. A proposito: Eddy è stato il primo a chiamarmi, piangevamo al telefono tutti e due. Che emozione».

Tadej Pogacar ha dominato la cronoscalata davanti a Dumoulin e Porte, staccati entrambi di 1'21''. A 1'31'' Van Aert, a 1'56'' il grande sconfitto Roglic, schiantato dal giovanissimo rivale. Il capitano della Jumbo-Visma aveva 57'' di vantaggio prima della cronoscalata decisiva, non sono bastati (l'ultimo ribaltone era stato quello tra Lemond e Fignon nel 1989). Ottima prova per Caruso, Valverde delude e l'italiano può festeggiare il decimo posto in classifica generale nella Grande Boucle 2020.

Vincitore del Tour de l'Avenir 2018, Pogacar, un anno fa nella Vuelta, la sua prima corsa a tappe di tre settimane, ha conquistato tre bellissime vittorie, la classifica giovani ed è salito sul podio finale. «Il mio primo successo? Nel 2008 - racconta la maglia gialla, il secondo più giovane vincitore di sempre alla Grande Boucle, dietro soltanto a Henry Cornet, che nel 1904 trionfò a 19 anni e 355 giorni -. Arrivai ultimo, quarantesimo su quaranta ragazzi, ma felice. La prima vittoria arrivò solo al secondo anno. Per me la bici inizialmente è stata un gioco divertente poi è diventata un bello sport e oggi è il mio strumento di lavoro».

Si racconta il ragazzo in giallo, felice come un bimbo. «Abitiamo nel piccolo villaggio di Komenda, a 30 minuti di auto dalla capitale Lubiana e a poche ore dal mare Adriatico - spiega -. Papà Mirko lavora in una fabbrica che produce sedie per ufficio, mamma Marjeta è professoressa alle superiori. Ho una sorella maggiore, Barbara, che ha 28 anni e lavora come ingegnere elettrico; mio fratello Tilen, che ha 2 anni più di me, frequenta l'università; infine c'è Vita che ha 14 anni e frequenta la scuola. Cosa è per me fondamentale? La famiglia. Così come Urka (igart, la sua fidanzata, ciclista alla Alé Lubjana), che mi capisce e mi dà motivazione. Così come Andrej Hauptman (ex professionista e attuale CT della Slovenia e diesse della Uae Emirates), mio allenatore da quando ero junior, che per me è come un padre sportivo».

E poi aggiunge: «Le mie passioni? La bicicletta e i video giochi. Ma adoro anche camminare a piedi. Cosa avrei fatto se non avessi fatto il corridore? Non saprei. Ho frequentato un istituto meccanico, poi mi sono iscritto alla facoltà di Management sportivo, ma ho lasciato l'università per concentrarmi sulla bici. Forse la laurea mi sarebbe anche potuta essere utile però mai dire mai».

Non gli sarà conferita una laurea alla Sorbona, ma questa sera ne riceverà una in ciclismo: sui Campi Elisi, dopo la passerella finale. Davanti al mondo.

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