Che altro deve accadere per porre fine a questa farsa arbitrale? Che altro deve accadere perché il governo del calcio, oltre a non rendersi conto della propria inadeguatezza, convochi tutte le parti per affrontare quella che è diventata una emergenza? Non c'è calciatore e allenatore che non ripeta la stessa frase: "Questo non è più calcio". Il problema non è soltanto italiano, anche se le proteste nel nostro campionato sono sempre più esacerbate, le regole assurde che costringono i difensori a posture che nulla hanno a che fare con la logica, le stesse regole che hanno portato alla teatralità degli arbitri con il grottesco "announcement", le stesse regole che individuano l'offside su un gomito, un piede, hanno finito per violentare lo spirito del gioco e sono il risultato di una gestione egoistica e vanitosa del potere. Soltanto l'Inter non fiata, deve decidere quando festeggiare il titolo, da ieri sera 10 i punti di vantaggio, tutte le altre hanno un cahier de doléances che non dovrebbe essere ignorato, tanto evidenti sono gli errori, le strambe interpretazioni, le decisioni, Napoli e Milan, entrambe sconfitte, sono le ultime a protestare, però inutilmente. Se è vero che i calciatori simulano, quello che si sta replicando in ogni partita è la simulazione del football. Sembra lontanissimo il tempo (2019) in cui Nicola Rizzoli, allora designatore, rispondeva alla domanda di Carlo Ancelotti su chi comandasse davvero tra arbitro e Var: "L'arbitro, le partite importanti le fanno quelli con più esperienza ma non possiamo pensare che gli arbitri siano tutti uguali".
Nulla è cambiato tutto è peggiorato, il Var è un drone in mano a piloti improvvisati però premiati per raccogliere voti, Rizzoli ha trasferito la sua esperienza in altri Paesi, Rocchi sta per concludere il proprio mandato, al vertice federale, invece, nulla si muove e il pallone continua a rotolare nel fango delle polemiche e dei sospetti. Come nelle migliori farse, si replica.