Vince Conte, vince Zhang. Adesso è l'Inter che non può più perdere

Vertice a due col patron lunedì sera, ieri incontro allargato. Resta e avrà più potere. E Marotta?

Vince Conte, vince Zhang. Adesso è l'Inter che non può più perdere

Conte allenerà l'Inter anche nella prossima stagione. È la vittoria di Steven Zhang, presidente e nell'occasione gran mediatore. Ma non è certo la sconfitta di Antonio Conte, che salva panchina e contratto e allarga i suoi poteri sull'Inter: mercato e comunicazione. Almeno questa è la promessa-concessione di Marotta, con la garanzia del presidente.

In coda a un lungo pomeriggio, il comunicato dell'Inter mette chiarezza e apre di fatto la nuova stagione. «L'incontro di oggi tra il Club e Antonio Conte è stato costruttivo, nel segno della continuità e della condivisione della strategia. Con esso sono state stabilite le basi per proseguire insieme nel progetto». L'intesa è arrivata in 2 tappe, anche se la prima resta ufficiosa e non confermata dalla società: Zhang e Conte, solo loro, si sono incontrati nella tarda serata di lunedì, senza filtri e senza bisogno di interpreti. E lì il presidente ha capito che Conte sarebbe rimasto, esattamente come voleva lui, che lo ritiene fondamentale per il processo di crescita di squadra (e società).

Appuntamento decisivo (allargato) al pomeriggio successivo, ieri, non in sede, ma a Somma Lombardo, a pochi chilometri dall'aeroporto di Malpensa. Non perché qualcuno dovesse arrivare in aereo, ma perché Villa Bellini, teatro del summit ed elegante luogo per matrimoni e cerimonie in genere, appartiene a una società riconducibile a Beppe Marotta. Se la speranza era quella di nascondersi, la solita (?) talpa l'ha vanificata e i primi giornalisti sono arrivati a Somma Lombardo persino prima di Conte, filmato di spalle mentre entra a Villa Bellini, intorno alle 15. E poco dopo, altri giornalisti, telecamere tv, tifosi, curiosi.

Quindi incontro non in campo neutro, ma in trasferta per Conte, forte però del risultato dell'andata (la notte) e già sicuro della vittoria. Al tavolo anche l'intera società: gli ad Marotta e Antonello, il ds Ausilio, l'avvocato Capellini. Tutti vestiti in modo molto casual (Ausilio più degli altri). Tre ore abbondanti di chiacchiere, sotto lo sguardo prima teso e poi via via rassicurato di Zhang, preoccupato che il treno non deragliasse. E così è stato.

Proseguire con Conte è la cosa più giusta e anche più semplice per l'Inter. L'aspetto economico è stato fondamentale: Zhang ha patito gli attacchi dell'allenatore («piuttosto venga a parlarne direttamente con me» gli ha più o meno detto lunedì sera), ma ha ingoiato il rospo, perché il club non poteva permettersi l'esonero. Dalla Cina, papà Zhang aveva dettato il no secco anche alla buonuscita, quindi Conte poteva solo andarsene, lasciando 24 milioni sul tavolo. Non l'ha fatto e c'è da capirlo. Meglio il famoso passo indietro.

Da oggi riparte il mercato dell'Inter, costretta a fare i conti col bilancio. Servono scambi e idee, più qualche cessione pesante (Skriniar, Brozovic, lo stesso Martinez) per assecondare le idee di Conte, che vuole giocatori pronti subito (Kanté, Emerson Palmieri, Vidal, il sogno Dzeko, magari Suarez) e non domani (Tonali, Kumbulla). Con l'affare Messi sullo sfondo, se davvero Zhang sr riesce a mettere insieme gl'interessi di Inter e Cina.

L'Inter riparte da 2 secondi posti. Marotta resta al suo posto (Ausilio - confermato da Zhang - potrebbe andare alla Roma, ma questo è un altro discorso, che non sposterebbe il futuro dell'Inter), Conte conserva 2 anni di contratto e aumenta la sua influenza su mercato e comunicazione, come chiedeva. Non è un caso che un minuto dopo l'uscita del comunicato ufficiale, siano partite le precisazioni del club per dire che «sì, l'Inter vuole vincere, ma non deve vincere», l'obbligo insomma non c'è, come pare non ci fosse quest'anno e come Conte avrebbe voluto che fosse detto in continuazione durante la stagione. Onanismi dialettici, quando in campo ci sono contratti da 12 milioni, ma tant'è.