Zhenya e Alina, le "sorelle" nemiche che riscattano la Russia

Diciotto anni Evgenia, 15 e mezzo Alina. Medvedeva e Zagitova, prodigi dei pattini

Zhenya e Alina, le "sorelle" nemiche che riscattano la Russia

Diciotto anni Evgenia, quindici e mezzo la piccola Alina. Medvedeva e Zagitova, i prodigi del pattinaggio artistico femminile. Evgenia, detta Zhenya, due volte campionessa del mondo, imbattibile per due anni, seconda agli ultimi Europei dopo un infortunio al metatarso che l’ha costretta a due mesi di stop nell’anno delle Olimpiadi. Seconda proprio dietro ad Alina Zagitova, alla quale, per la prima volta, ha consegnato lo scettro. Partita come outsider nella categoria maggiore quest’anno, Alina era già vincitrice dei mondiali juniores nella scorsa stagione e a quattordici anni si era imposta come vicecampionessa russa. Dietro a Zhenya naturalmente. Quest’anno è detentrice del titolo russo, della finale del Grand Prix e del titolo europeo: ora è lei l’atleta (bambina) da battere, anche per Evgenia, sua compagna di squadra, di
allenamenti, mentore e punto di riferimento.

Ieri Zagitova è stata fermata per un controllo antidoping proprio all’inizio dell’allenamento pre-gara, a poco più di ventiquattr’ore dal debutto di domani nel programma corto, dove si esibirà anche la nostra Carolina Kostner. Alina è stata fatta uscire dal ghiaccio e sottoposta a tutti i test di rito, e privata dunque di uno degli ultimi spazi di allenamento. Un’ uscita forzata che ha innescato un vespaio di polemiche da parte della Federazione russa. Ma gli atleti sovietici, già arrivati in Corea senza bandiera e sotto l’insegna Oar come punizione per gli scandali di Sochi, sono ora sotto pressione per la positività al Meldonium riscontrata nel curling. Saranno anche le due atlete bambine a dover riscattare l’immagine di una Russia che ha rischiato persino di non partecipare ai Giochi, screditata, e che anche a Pyeongchang è stata condannata, per ora, per un caso di doping.

Entrambe, Medvedeva e Zagitova, hanno incantato nella prova a squadre e hanno contribuito all’argento conquistato dalla Russia. Medvedeva ha fatto segnare il punteggio più alto mai registrato nel programma corto, Zagitova, il tecnico più alto di sempre nel “libero”.

Così diverse anche se vicine sul ghiaccio: esuberante, trascinante, dotata di un carattere di acciaio e di una simpatia naturale Evgenia, timida, dolce, ma molto molto determinata la bambina che viene da Izhevsk, e che da quando ha tredici anni vive a ottocento chilometri di distanza dai genitori, insieme alla nonna. La presenza di due nonne attente è un punto in comune tra le due, amiche fuori dal ghiaccio ma che da domani si giocheranno oro e argento olimpico.

Si allenano tutti i giorni insieme a Mosca nella scuola Sambo 70, sotto le direttive di Eteri Tutberidze e Sergei Dudakov. Una scuola che è diventata la più forte al mondo, capace nell’ultimo anno di sfornare fenomeni a ripetizione: oltre a Zenya e Alina, Alexandra Trusova nella categoria junior, l’unica pattinatrice che, a soli tredici anni, riesce ad atterrare un quadruplo salchow, finora appannaggio soltanto degli uomini.

La sua “gemella” è un'altra bambina dei miracoli, Alena Kostornaya, 14, indicata da molti come la probabile numero uno del futuro, capace di abbinare tecnica e interpretazione. Oltre a loro, una serie di altri piccoli talenti eccezionali, dai quindici anni in giù, fino ai piccolissimi. La scuola Tutberitze sta dominando in tutte le categorie. Ma è anche il vivaio moscovita che allenò, anni fa, un’altra quindicenne olimpica, Yulia Liptinskaya, l’adolescente dal cappottino rosso che a Sochi danzò sulle note di Schindler’s List. Si è ritirata quest’anno dal pattinaggio, a soli 19 anni, per problemi di anoressia. Come è scomparsa anche l’altra adolescente di Sochi, la vincitrice diciassettenne Adelina Sotnikova. Lipnitskaya sta avviando una nuova vita da allenatrice, e il pattinaggio russo dei giovani talenti, scuola Tutberitze in testa, vuole dimostrare che l’agonismo non deve essere sinonimo esclusivo di sofferenza per le giovanissime. L’immagine di Evgenia sempre con il sorriso in viso, la sua personalità trascinante, sembra voglia esserne la dimostrazione più efficace.

Alina ed Evgenia: è la grande sfida di domani (questa notte i Italia), ma chiunque vinca delle due, il loro compito è quello di riscattare un paese intero: la Russia è pulita, il messaggio implicito delle “sorelle” nemiche, e non brucia i suoi bambini. In questa lotta tra compagne di ghiaccio si inseriranno almeno quattro atlete. Una di loro è Carolina Kostner, 31 anni, alla sua quarta Olimpiade, l’unica delle tre medagliate di Sochi a tornare ai Giochi. Nel programma corto ha potenzialità altissime, nonostante abbia il doppio dell’età di Alina. Può fare la differenza sulle componenti del programma, la parte artistica, dove quest’anno è risultata la migliore in più di un’occasione. E può provare a gestire la prova del free program su musica di Debussy con la massima serenità e concentrazione, in modo da portare a termine tutte le difficoltà previste. Oltre a lei e le russe, due canadesi e un’americana sono in lotta per la medaglia.

Oggi (questa notte in Italia) si è conclusa invece la prova della danza sul ghiaccio: l’oro olimpico è andato per la seconda volta ai canadesi Tessa Virtue e Scott Moir, che hanno battuto la coppia francese Papadakis-Cizeron, penalizzata da un problema di abito nel programma

corto: a Gabriella si è slacciato il vestito e ha dovuto pattinare a seno nudo. Sesto e decimo posto per le coppie italiane. Anna Cappellini e Luca La Notte hanno salutato l’ultima Olimpiade sulle note de La vita è bella.

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