Uno stadio da museo Se l’archistar va in campo

«Di notte, quando è illuminato, sembra una navicella spaziale atterrata alla periferia milanese. Potrebbe combattere contro la Morte Nera di Guerre stellari e vincere. All'interno, le gradinate sembrano pareti di roccia. Un posto favoloso per guardare le partite di calcio». Era questo il giudizio espresso l'anno scorso dal Times sul nostro Meazza, in una speciale classifica sui dieci migliori stadi per il calcio in cui l'impianto di San Siro aveva conquistato il secondo posto dietro al Signal Iduna Park del Borussia Dortmund. Ben al di sopra del suo recente «rivale», il Camp Nou di Barcellona, solo penultimo, e giudicato «a volte noioso, noioso da morire». Ora i modellini di questi stadi sono i protagonisti di un'insolita rassegna, «Stadio, non solo sport». Una lunga partita ideale per portare sul terreno verde (sintetico) dell'Urban Center della Galleria Vittorio Emanuele almeno 80mila spettatori: è questa la sfida calcistico-architettonica-emozionale lanciata ieri dagli assessori Carlo Masseroli (Sviluppo del territorio) e Alan Rizzi (Sport). In campo, cioè in mostra, per la prima volta in Italia diciotto modellini originali degli stadi più belli del mondo. Dal nuovo Wembley Stadium di Londra, rinato sulle ceneri della storica arena dell'impero britannico, allo spettacolare Bird's Nest di Pechino, dall'Allianz Arena di Monaco allo svizzero, piccolo (poco meno di dodicimila posti) Stade de Maladiere di Neuchatel, ovvero tutto il meglio dell'architettura sportiva esposto fino al 30 giugno. Al centro, e non poteva essere altrimenti, il modellino in legno del nostro Meazza, il glorioso testimone di tante sfide calcistiche importanti, ma che da quasi un decennio non ospita più una finale di Champions League. Proprio per questo all'origine della mostra non c'è stata solo l'idea di proporre un interessante confronto tra queste moderne strutture sportive, e non solo: «Attraverso questa rassegna - ha detto l'assessore Masseroli -vogliamo anche stimolare un dibattito sulle aspettative sulla qualità degli stadi italiani, ancora lontani da alcuni standard internazionali. Pensiamo ad uno stadio - ha continuato Masseroli - che possa vivere non uno solo giorno alla settimana ma, come avviene in altre città europee, sia una costante punto di riferimento anche commerciale, culturale, spettacolare».

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