Stanco di farsi sfruttare massacra un connazionale: giovane rom in manette

Stanco di consegnare il 90 per cento dei ricavi delle sue elemosine all’uomo che organizzava il racket del «questua» fuori dai centri commerciali di Bollate, un giovane rom di origine romena ha deciso di aggredire con calci e pugni e infine ha preso a bottigliate il suo sfruttatore, un connazionale di 45 anni, a cui ha ripreso i soldi. Per questo l’aggressore, Amish S., 21 anni, celibe, senza fissa dimora e con parecchie denunce alle spalle, è stato arrestato 24 ore dopo per tentato omicidio e rapina.
L’episodio è avvenuto intorno alle 22 del 16 settembre scorso in via Vismara, dove la vittima è stata trovata semisvenuta sull’asfalto con il volto ridotto a una maschera di sangue. Ricoverato d’urgenza all’ospedale di Bollate con «una frattura malare sinistra ed orbitale destra, con trauma cranico commotivo», il 45enne è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico, al termine del quale è stato poi ricoverato con una prognosi di almeno un mese.
All’aggressione avevano però assistito diversi passanti che non solo hanno chiamato subito il 118, ma poi hanno attivamente collaborato alle indagini, fornendo indicazioni utili per identificare il feritore. L’aggressore è stato infatti bloccato l’altro giorno intorno alle 16, presso il centro commerciale «Metropoli» di Baranzate, e poi riconosciuto «senza ombra di dubbio» dalla vittima e dai testimoni e quindi arrestato.
Secondo i carabinieri, la vittima «gestiva» un gruppetto di setto/ottoragazzi, tutti intorno ai 20 anni, che gravitano nei campi nomadi milanesi di via Monte Bisbino e, presumibilmente, anche di via Triboniano. Mercoledì scorso Amish S., descritto dai militari come un ragazzo robusto e determinato, alla presenza di un altro giovane che è riuscito a dileguarsi, ha iniziato a discutere sempre più animatamente con il 45enne che gli voleva dare 200 euro contro i circa 2mila che voleva teneva per se. Dalle parole, i due sono passati rapidamente ai fatti, i re si sono avvinghiati in un furioso corpo a copro, fatto di calci e pugni, ma anche di cocci di bottiglia taglianti come lame di rasoi. Data la violenza dell’aggressione, e la determinazione nell’uso di «armi improprie» solo per un miracolo si è sfiorata la tragedia. Dopo le botte il ragazzo si è ripreso i «suoi» soldi e se n’è andato per i fatti propri come mnulla fosse successo. E sempre come se nulla fosse successo il giorno successivo si è presentato sul consueto «luogo di lavoro», dove i carabinieri lo hanno attendevano con le manette in mano. Ora il 21enne si trova nel carcere di San Vittore.