Cronaca locale

Stangata Atm, Pd diviso. E spunta la "tessera" riservata ai milanesi

Ipotesi tariffe solo per i cittadini metropolitani. La flotta dello sharing supera quota 34mila

Foto da archivio
Foto da archivio

Una flotta di 34.061 mezzi in sharing - auto, monopattini, bici o scooter -già a disposizione dei milanesi e (da ieri ed entro la fine dell'anno) anche duecento nuove auto elettriche di Enjoy colore verde lime, sempre operative grazie al «battery swapping». É il cambio batteria sul posto che evita al gestore di recuperare la macchina con il carro attrezzi per «ricaricarla» in deposito, così si riducono i costi e i tempi di stop ai «box». Le city car «Xev Yoyo», come ha spiegato ieri il dg Energy evolution di Eni Giuseppe Ricci presentando i nuovi modelli con l'assessore alla Mobilità Arianna Censi, grazie a questo sistema «possono essere offerte alla stessa tariffa di noleggio delle altre 900 ibride (auto e cargo) già in circolazione», ossia 0.29 euro al minuto con un costo fisso di un euro per lo sblocco del veicolo.

Come si diceva, attualmente a Milano sono in servizio oltre 34mila mezzi in sharing, tra pregi e difetti (in primis per il parcheggio selvaggio): 2.662 auto di cui 1.062 elettriche per un totale di cinque operatori, ci sono sette operatori di monopattini elettrici con 750 mezzi ciascuno per un totale di 5.250, cinque gestori di scooter per 4.219 mezzi tutti elettrici, e 5 di biciclette in condivisione per un totale di 21.930 (di queste, 11.409 elettriche e 5.430 con stazione fissa Bikemi). «Lo sharing e il car pooling sono per noi un aiuto a migliorare la qualità dell'aria» afferma l'assessore Censi.

Un bel pezzo della sua maggioranza - almeno sette consiglieri, i Verdi Carlo Monguzzi, Francesca Cucchiara e Tommaso Gorini, Enrico Fedrighini della Lista Sala e i Pd Alessandro Giungi, Simonetta D'Amico e Elena Buscemi - hanno già bocciato però, insieme al centrodestra, l'aumento ormai imminente del biglietto Atm a 2,20 euro. «Non è una scelta del Comune, attiene agli adeguamenti Istat decisi da Regione, ora stiamo ristorando gli operatori e ci costa circa 450mila euro al mese» spiega Censi. Anche se la giunta aveva già stimato mesi fa che per coprire il «buco» causato dal mancato adeguamento andrebbero trovati tra i 15-17 milioni. Dunque, Censi conferma che «è una scelta che il Comune può prendere o non prendere. Ai milanesi possiamo dire adeguiamo il biglietto o tagliamo, dobbiamo trovare il giusto mix. Stiamo già garantendo 50 milioni per abbonamenti agevolati a 50 euro o gratis alle fasce a basso reddito. hiederemo più trasferimenti a Stato e Regione».

Ma sul biglietto singolo si spinge a prospettare che «bisognerebbe differenziare ancora di più il costo tra i cittadini metropolitani e tutti gli altri». Allo studio una tessera in vendita solo ai residenti della provincia, su cui caricare biglietto o carnet a prezzo più soft rispetto a turisti e a chi viene da fuori. Si vedrà. Censi riferisce che sul caso Atm «lunedì c'è stata una riunione con il gruppo Pd». Buscemi assente e Giungi ha disertato per scelta e avverte Censi che «comunicazioni di questo rilievo si fanno in Commissione o in aula, non sui giornali». Respinge ancora «l'idea dell'aumento, così ci ritroveremmo ogni anno o quasi o doverlo rincarare per adeguarlo all'Istat». Non sta «nè in cielo nè in terra - tuona Monguzzi -. Sempre più consiglieri di centrosinistra sono un filino stufi delle promesse finto green su ambiente e mobilità». Il deputato FdI Riccardo De Corato incalza: «Il Tpl non aumenta nelle altre città lombarde, Sala deve coprire i buchi nei conti».

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