la stanza di Mario CerviL'Italia in bilico fra brutte notizie e desiderio di fallimento

Cari amici del Giornale, non passa giorno che in testate giornalistiche anche di tutto rispetto non vengano riportate ipotesi di tragedie per il prossimo futuro, come una nuova era glaciale, l'invasione degli extraterrestri, l'esponenzialità dell'aumento della popolazione, l'Apocalisse e altre sciagure. Ma non sarà che invece è sempre valida la considerazione del Machiavelli, il quale nel Principe affermava che ogni tanto, per tenere buona la plebe, occorre metterle paura?
Rieti

Caro Mai, secondo lei le brutte notizie e le tetre previsioni di cui sono gremiti i notiziari potrebbero far parte d'un complotto per tener buona la plebe mettendole paura. Anima del complotto sarebbero i mezzi d'informazione, asserviti ai misteriosi poteri forti di cui tanto si parla. Secondo me le brutte notizie e le tetre previsioni appartengono alla realtà quotidiana degli italiani. Non sono invenzioni e registrarle è doveroso. Anche i politici le registrano, ma a modo loro, enfatizzando le vere o presunte catastrofi provocate dagli avversari e lodando senza ritegno le proprie iniziative, geniali e benefiche. Detto questo, debbo aggiungere che, anche prescindendo dalla faziosità politica e ideologica, si avverte a volte nel rilievo dato a tutto ciò che è negativo una sorta di voluttà del fallimento, un compiacimento acre per le cose che vanno male. Questa è una stagione di diffuso pessimismo e di disperazione, così come il primo dopoguerra fu, tra le macerie d'una Italia povera e sconfitta, una stagione di speranze e di ottimismo. Quello stato d'animo lo ricordiamo con una nostalgia che è giusta, ma solo se non induce a credere che allora si stesse meglio. Si stava molto peggio, ma con la certezza d'un futuro migliore.

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