«Lo Stato paga in ritardo? Noi anticipiamo i soldi»

Anticiperemo alle imprese fino al 98% di quanto atteso

«La maggior parte delle aziende muore per crediti, non per debiti. Sembra paradossale, ma è così» dice Dino Crivellari, ad di Unicredit Credit management bank, società specializzata nella gestione dei crediti «difficili» per il gruppo Unicredit, di cui fa parte, e per terzi, con un portafoglio che oggi è di 40 miliardi. «I debiti - spiega - sono la conseguenza di mancati incassi, l’azienda che fatica a incassare fatica anche a pagare, e così si può creare una spirale inesorabile». Spesso ne fanno le spese imprese medie e piccole, quelle che non hanno spalle sufficientemente larghe per far fronte a lunghi periodi di attesa. E l’ingiustizia vuole che molte aziende siano vittime della Pubblica amministrazione, ovvero Stato, enti locali, enti pubblici che pur essendo solvibili sono pessimi pagatori. «I tempi di pagamento statisticamente rilevati sono di 200 giorni. Per questo il governo, con il decreto anticrisi di gennaio messo definitivamente a punto con una circolare dell’8 ottobre, ha disposto che possa essere ridotto questo dislivello».
Che cosa prevede la legge?
«Che il creditore della Pubblica amministrazione, impresa o professionista, possa cedere a una banca il proprio titolo, spostando il peso del fattore temporale su chi ha la liquidità».
Nella pratica come funziona?
«Il creditore deve chiedere al suo ente debitore di certificare il credito con un apposito documento che escluda eventuali dubbi o contestazioni. Questo documento viene portato da noi, che lo valutiamo nei suoi contenuti e cerchiamo di stimare i tempi del pagamento. A quel punto stabiliamo quanto possiamo pagare, e lo “acquistiamo”».
E quanto lo pagate?
«Dipende: ci sono Comuni virtuosi che regolano i loro debiti in 12 mesi, ce ne sono altri che tengono in sospeso anche per due, tre anni e più. Nel primo caso ci si avvicina al 100% della cifra, ma il controvalore scende più lunga è prevista l’attesa. Riteniamo che pagheremo tra l’80 e il 98%, secondo appunto queste variabili».
La Pubblica amministrazione è solvibile per definizione. Ma, in ogni caso, a chi resta il rischio sul credito?
«Noi acquistiamo pro-soluto; cioè il creditore vende il credito e il rischio passa alla banca. Nel frattempo il creditore riceve la somma e si libera del problema».
Sembra l’uovo di Colombo.
«Infatti il provvedimento tende ad aiutare le imprese, specie medie e piccole, in questo momento di crisi di liquidità».
Domanda banale: ma un’impresa creditrice non potrebbe ricorrere alla via giudiziaria per essere pagata?
«Sì, ovviamente, ma i tempi sarebbero comunque altrettanto, se non più lunghi. E forse lo sconsiglierebbero anche ragioni di opportunità».
Voi siete i primi ad annunciare un servizio di questo tipo?
«Mi risulta di sì; se anche qualcuno lo ha messo a punto, non lo ha ancora lanciato sul mercato. La legge riserva questa attività solo a banche e intermediari finanziari, ovvero a soggetti di cui sia tracciabile la provenienza del denaro, in una chiave di assoluta trasparenza».
Quanto avete stanziato?
«La legge è operativa da pochi giorni, e per questa prima fase abbiamo messo a disposizione 15-20 milioni. È un primo test per aiutare le aziende in difficoltà. Noi confidiamo comunque che la legge possa essere prorogata».
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