«Gli statuti speciali? Inutili Bisogna usare meglio i soldi»

Ha scritto un saggio Il sacco del nord (Guerini e associati editore) che ha portato subbuglio nel mondo politico e in quello accademico. Luca Ricolfi, sociologo, insegna «Analisi dei dati» all’Università di Torino, e conosce molto bene le regioni italiane.
Professor Ricolfi, ma quelle a statuto speciale hanno ancora ragione di esistere?
«Direi proprio di no, con la sola eccezione del Trentino-Alto Adige. È un caso particolare perché vincolato a un trattato internazionale con altri Stati. Ma la diversità di Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna non ha più motivo; dunque dovrebbero diventare regioni ordinarie».
Il Sud è assistito eppure ancora povero. E c’è chi chiede nuovi aiuti. Condivide?
«Se si vuole portare il livello di povertà alla pari con quello del Nord non occorre dare neanche un euro in più al Mezzogiorno. Il tasso di povertà dipende da due parametri.
Il primo è la qualità della spesa pubblica. Se eroga servizi scadenti, a essere danneggiata è la povera gente. Quindi come primo rimedio bisogna esigere che i soldi siano spesi bene. Se la sanità è migliore, la giustizia più rapida, i servizi pubblici più efficienti a beneficiarne per primi non sono i ricchi, bensì i poveri.
Il secondo parametro riguarda la criminalità organizzata. Più è forte al mafia, come in Sicilia, più è basso il valore aggiunto pro capite; inoltre la produttività diminuisce. In queste regioni il reddito viene distribuito in modo molto disuguale, i ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri più poveri. Dunque per ridurre la povertà e le disuguaglianze è necessario combattere la criminalità organizzata».
Ma in Sardegna la mafia non c’è...
«Sì, e infatti le inefficienze e gli squilibri sono meno gravi rispetto alla Sicilia. Premetto che non conosco nel dettaglio la situazione sarda, ma il problema principale mi sembra risieda nelle politiche assistenziali-clientelari, che hanno abbassato il livello. Il fatto di essere una regione a statuto speciale ha agevolato questo malcostume. La Sardegna è una delle aree con il maggior numero di finte pensioni di invalidità».
Il divario Nord-Sud è dovuto al diverso spirito etico e civico?
«Sì, ma non solo. Qualche anno fa dalle prove Invalsi, che valutano la qualità del sistema educativo, risultò che i bimbi delle elementari del Meridione avevano risultati migliori di quelli del Nord. Ma dopo un po' si scoprì che i dati non erano attendibili, perché circa un terzo dei docenti permetteva agli allievi di copiare o addirittura faceva i compiti al posto degli scolari, allo scopo di far salire il loro istituto in classifica. È risultato che le scuole dove questa pratica era diffusa corrispondevano a quelle dove le risorse pubbliche erano sprecate maggiormente. Tuttavia è sbagliato generalizzare o far risalire tutto a un senso civico figlio della civiltà comunale».
Perché?
«Esistono città del Sud amministrate bene, come Salerno. Se le istituzioni danno il buon esempio sono capaci di far emergere i comportamenti civici dei cittadini. Gli individui si adeguano alle istituzioni; dunque spetta a quest’ultime educare la popolazione con comportamenti virtuosi o diseducarli cedendo alla criminalità e permettendo sprechi o pratiche clientelari».

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