La prima parola che viene in mente vedendo Il giorno della Civetta, dal romanzo di Leonardo Sciascia, al Teatro Litta fino a domenica (corso Magenta 24, da oggi a venerdì ore 20.30 domenica ore 16.30), è omertà. Filippo Renda, diplomato alla Scuola del Piccolo Teatro nel 2012 e oggi direttore artistico, regista, autore, attore per MTM Manifatture Teatrali Milanesi, di cui fa parte il Litta - insieme al teatro Leonardo e la Cavallerizza - ha svolto un lavoro che è la base di tutto lo spettacolo: non solo ha riadattato il romanzo rendendolo una drammaturgia, ma lo ha modificato perchè arrivasse al pubblico la stessa forza che le parole trasmettono nel libro pubblicato nel 1961. La scena, di Andrea Taddei, richiama lo studio di Bellodi, il Capitano dei Carabinieri inviato in Sicilia, da Parma, la sua città, per indagare sull'omicidio di un piccolo imprenditore locale ucciso per essersi opposto al pizzo per mano del boss, Mariano Arena. Qui i protagonisti cambiano nomi: il Capitano è l'Uomo del Nord, Gaetano Callegaro. Mariano è l'Uomo del Sud, Giuseppe Lanino.
Due scrivanie, una più alta e una più bassa, danno la chiave che Antonio Sixty, regista, trasmette: siamo in un equilibrio basato sulle prove di forza, sulla disuguaglianza, sul potere mantenuto con l'adattamento, alla Mafia. Una sorta di lavagna elettronica su cui appaiono scritte che aggiungono senso alla scena e immagini storiche della Sicilia degli anni Sessanta che scorrono in sottofondo e danno l'idea di un mondo confuso, tra teorie e una concreta povertà. Man mano che l'inchiesta si sviluppa, L'Uomo del Nord si scontra con un muro di omertà e con le complesse dinamiche del potere mafioso, che coinvolgono politica, economia e istituzioni. Ecco che in questo contesto L'Uomo del nord, e quello del Sud, sono portavoce di due mondi opposti: costruire con l'intelligenza e la formazione o con la violenza e la paura. Celebre la frase del libro pronunciata da Don Mariano, qui dall'Uomo del Sud rivolgendosi all'Uomo del Nord, in cui distingue l'umanità in "uomini, mezz'uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà (). Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo". Una forma di stima di fondo dell'Uomo del Sud verso quello del Nord? Può essere, ma non abbastanza per spronarlo a cambiare.
Per uno spettacolo in cui gli attori riescono nel loro scopo, di lasciare poco spazio all'illusione: in un mondo in cui si cerca la sopravvivenza e la si ottiene nel silenzio, la giustizia è un ideale ancora lontano, neanche contemplato. Sul ring delle due scrivanie il vincitore è quella più bassa. Arena scappa dal confronto: la sfiducia nella giustizia è troppa, meglio stare zitti e agire in proprio.