Leggi il settimanale

Lo sport torni alle origini e sia laboratorio d'umanità

Il prezioso richiamo del Papa in un'epoca che esalta il podio e non il cammino. E con il mondo in guerra

Lo sport torni alle origini e sia laboratorio d'umanità
00:00 00:00

In un mondo in cui non riusciamo neppure più a contare le guerre, dove le divisioni sembrano irriducibili e i conflitti divorano ogni speranza di dialogo, l'incontro di ieri tra Papa Leone XIV e gli atleti olimpici e paralimpici di Milano Cortina 2026 ha avuto il sapore di una luce inaspettata. Non solo un'udienza formale ma una di quelle giornate che ti restano dentro, come hanno confidato con sincerità le nostre campionesse. Ho immaginato Sofia Goggia mentre raccontava quell'emozione fortissima, la prima volta in cui ha guardato il Papa negli occhi. Lei, che ha sfidato discese e velocità estreme, ha sentito un brivido diverso: il Santo Padre ha intrecciato i valori dello sport con quelli della Chiesa, parlando di fratellanza, di fair play, di un rispetto che va oltre la competizione. E ha stretto la mano a ognuno di loro. Federica Brignone lo ha espresso con una chiarezza limpida, una di quelle verità che ti porti dietro per sempre. Il Papa ha ricordato che nessuno vince da solo poiché dietro ogni medaglia ci sono famiglie, allenatori, notti di fatica, momenti di solitudine. Lo sport forma il carattere, educa le emozioni, insegna a conoscere il proprio corpo senza mitizzarlo, a competere senza perdere la fratellanza, ad accettare la sconfitta senza disperarsi e la vittoria senza arroganza.

Parole antiche e nuovissime insieme, in un'epoca che esalta solo il podio e dimentica il cammino. Un messaggio urgente, necessario, anche per i laici. In tempi segnati da polarizzazioni, odi ancestrali, missili e droni, lo sport non può più essere esibizione di forza. Deve tornare a essere ciò che è nella sua essenza più pura, uno spazio di incontro, un esercizio di relazione, un laboratorio di umanità riconciliata nel gioco. Ricordiamo la tregua olimpica dell'antica Grecia e quella di Natale del 1914, quando nelle trincee della Prima Guerra Mondiale i soldati nemici deposero le armi e giocarono a calcio nella neve, mentre i comandi negarono per sempre i fatti. Un miracolo di umanità in mezzo all'orrore. Oggi quel gesto appare quasi impossibile: le nazioni non concedono più tregue, neppure simboliche. Lo sport, ha detto Leone XIV, è autentico solo quando resta umano e il vero successo si misura dalla qualità delle relazioni, dalla stima reciproca, dalla gioia condivisa, non dal numero delle medaglie.

In una contemporaneità che sembra aver dimenticato come si fa a parlarsi, questi atleti ci ricordano che corpo, mente e spirito possono ancora danzare insieme. Nessuna astrazione ma la consegna di un mandato concreto. Fermiamoci, guardiamoci negli occhi, tendiamo la mano.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica