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Per strada ancora 700mila cani

I numeri del randagismo in Italia sono elevatissimi: 76.192 ingressi nei canili sanitari, 42.665 in canili rifugio e 42.360 adozioni di cani randagi ogni anno

Per strada ancora 700mila cani

I numeri del randagismo in Italia sono elevatissimi: 76.192 ingressi nei canili sanitari, 42.665 in canili rifugio e 42.360 adozioni di cani randagi ogni anno. Ma il sottobosco dei cani che vivono per strada - spesso in branco - è ben più esteso: nel 2019 si parlava di 500-700mila cani randagi.

Un problema che non riguarda solo chi è sensibile al tema animali ma tutti, poichè le spese per gestire i cani sono pubbliche. Ogni cane ospitato nei canili ha un costo di 7mila euro all'anno, solo nel 2020 ci sono stati circa 120mila nuovi ingressi per un costo totale stimato di 840 milioni di euro. A livello globale si parla di 900 milioni di cani, di cui 200 milioni sono randagi secondo le stime dell'Oms.

Il fenomeno è diffuso soprattutto in alcune regioni, dove abbondano colonie di animali vaganti e dove gli abbandoni si intensificano nel periodo estivo o in concomitanza con l'apertura della stagione di caccia.

Che fare? Una delle ipotesi considerate è quella di tassare i cani che non vengono sterilizzati, in modo da ridurre il numero di nuovi nati che poi, in gran parte, finiscono inevitabilmente a ingrossare le file del randagismo, soprattutto al Sud. Il ministero della Salute, nel piano 2020-2022 prevede una serie di interventi di contenimento. Ad esempio attività di controllo presso canili/rifugi, allevamenti di cani (e gatti) del territorio di competenza, controllo delle nascite dei cani e dei gatti, trattamento profilattico contro la rabbia, l'echinococcosi e altre malattie trasmissibili. Un programma di sterilizzazione e un risanamento dei canili comunali esistenti.

È dal 1991 che in Italia si combatte il randagismo rispettando gli animali e senza sopprimerli. Quello è infatti l'anno in cui sono state sancite le norme sulla tutela degli animali e si è detto chiaramente: «Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali d'affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l'ambiente». Quella di trent'anni fa è una legge rivoluzionaria, approvata dopo un iter parlamentare durato tre anni, che cancella la pena di morte per gli animali randagi e istituisce l'anagrafe dei cani ma, ancor più importante, cambia radicalmente il rapporto tra gli italiani e gli animali. Ma per risolvere il problema la strada è ancora lunga.

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