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La strage di Pizzolungo scritta dalla bambina scampata all'attentato

Il bersaglio, nel 1985, era il giudice Carlo Palermo: la bomba uccise la mamma e i fratelli dell'autrice

La strage di Pizzolungo scritta dalla bambina scampata all'attentato
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L'autrice di Sangue nostro, in scena al Franco Parenti solo domani (ore 21), è nata a Trapani nel 1974, quando avviene la strage di Pizzolungo (1985), ideata contro il giudice Carlo Palermo: rimase orfana della mamma (33 anni) ad appena 11 anni, morirono anche i due fratellini gemelli. La loro colpa fu quella di trovarsi nell'ora e nel luogo sbagliati, al momento dell'eccidio organizzato per uccidere il giudice Carlo Palermo, miracolosamente sfuggito alla violenza mafiosa, quella che usava lo stesso copione, ovvero l'auto imbottita di tritolo, ferma ad una curva della strada, fatta esplodere da un commando di assassini col telecomando, appostati sulla terrazza di una casa. Erano le 8 del mattino del 2 aprile 1985. Dalla curva erano uscite due auto, una blindata di Carlo Palermo, l'altra guidata da Barbara Rizzo, una mamma che portava a scuola i suoi figli, morti al momento della esplosione. Margherita, la figlia sfuggita per caso perché scelse di andare a scuola assieme alla mamma di una sua amica, è diventata una attivista di "Libera" e ha voluto ricordare l'avvenimento scrivendo un testo che la vede protagonista insieme al giudice Carlo Palermo, non con lo scopo della ricerca della verità, di cui si sa tutto, dai mandanti agli esecutori, ma di riflettere su un fenomeno che, all'epoca dei fatti, vide il sindaco di Trapani fare una dichiarazione raccapricciante: "La mafia, nella mia città, non esiste". Erano gli anni in cui, nella stessa parte dello Stato, stavano insieme chi indagava e chi ostacolava le indagini. La figura del giudice Carlo Palermo era abbastanza scomoda a causa delle sue indagini sul commercio di armi e di droga, finì per scontrarsi con l'allora capo di governo, Bettino Craxi che lo sollevò dall'incarico di procuratore a Trento, per avere coinvolto, nelle sue indagini, il socialista Ferdinando Mach, motivo per cui scelse il suo trasferimento a Trapani, con la stessa mansione. Bastarono cinquanta giorni per cadere sotto il mirino della mafia. Queste notizie sono necessarie per capire l'incontro tra Margherita e Carlo, che sembra realmente avvenuto, oggetto del testo Sangue nostro che ripercorre, con pacatezza, cosa sia avvenuto in quella triste giornata, senza cadere nella cronaca, ma evidenziando la forza dei sentimenti. Il teatro si è interessato molto di mafia, fin dal 1863, quando fu scritto "I mafiusi de la Vicaria" riscritto da Sciascia e rappresentato al Piccolo Teatro, con la regia di Tolusso. Sangue nostro è un dialogo e ha, per protagonista, Margherita, da tempo impegnata a trasformare la tragedia in una responsabilità collettiva.

La vediamo dialogare con Carlo che cerca di spiegarsi se, dietro l'eccidio, ci fosse stata soltanto la mano mafiosa. Il regista ha voluto sottolineare come la violenza mafiosa non colpisca soltanto i magistrati, con le loro scorte, ma anche cittadini innocenti, come dire che il sangue versato dalla mafia, è "sangue nostro".

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