Un fantasma si aggira a Milano, è lo spirito dolente di Saragozza, che, volteggiando fra Palazzo Marino e il quartiere fieristico di Rho Pero, ripete: «Attenti al flop, io ne so qualcosa». Nella bella città spagnola, infatti, l'Expo 2008 - sia pure nell'edizione intermedia e minore, quella «internazionale», per intenderci, e non quella «universale» che aspetta Milano nel 2015 - è stata, in termini di affluenza del pubblico, un fallimento. Un incubo che dovrebbe turbare le notti di quanti si occupano o dovrebbero occuparsi di preparare Milano a quell'evento. Per di più essendo inutilmente trascorsi, senza che si sia deciso chi saranno costoro, quasi sette mesi da quando il Bie a Parigi ha scelto la nostra città. Ma come bloccare la sindrome di Saragozza? Milano aspetta per il 2015 almeno 29 milioni di persone. Verranno? La concorrenza nel turismo culturale è ormai globale, con o senza Expo: dunque come attirare qui tutta quella gente? C'è chi propone, aderendo al tema dell'esposizione, «Nutrire il pianeta», un grande parco agricolo intorno alla città o cascine per produzioni alimentari «multietniche» o fattorie «tecnologicamente innovative» o altre ideucce del genere. Siamo nel campo del politicamente corretto che, per sua natura, assicura il flop. Milano, invece, oltre al tema proposto per l'esposizione, deve valorizzare se stessa e la sua tradizione culturale: architettura, musica, arti figurative, teatro.
E dunque: grattacieli (sì, viva i grattacieli!), grandiose riconversioni urbanistiche, rassegne musicali, teatrali e mostre di livello altissimo. E, per tutto questo, una campagna promozionale planetaria. È quanto sta preparando, ad esempio, Shanghai per Expo 2010. Con le trovatine ecocompatibili non si va da nessuna parte e si prenota il fallimento.Su Expo 2015 il fantasma di Saragozza
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